martedì 27 dicembre 2016

Come creare una versione cartacea



Da poco Amazon KDP ha reso disponibile la versione Beta del programma che potrebbe trasformare i vostri ebook in libri cartacei. La funzionalità non è ancora al meglio, in merito a prestazioni, ma l'impresa è già fattibile, per quanto tutto non risulti automatico come nel caso degli ebook.

Se avete già pubblicato la versione digitale, non sarà necessario inserire dettagli quali titolo, autore, trama, categorie, parole chiave etc., e potrete saltare i primo dei tre step previsti dal sistema di contribuzione, per passare ai contenuti.

La prima sorpresa a cui ci troviamo di fronte è che Amazon ci fornirà gratuitamente un ISBN e in seguito potremo richiedere tramite il modulo dei contatti di unirlo al nostro ASIN originario per vedere le due schede unificate, sia nei contenuti, sia nel numero di pagine.

Procedendo, potrete scegliere le dimensioni del vostro libro, nonché il tipo di carta che vorrete utilizzare, prima di caricare il manoscritto cartaceo.


Quello che vi consiglio è di inserire in anticipo nel file il numero di pagine e il sommario modificato di conseguenza, in modo che la gabbia di stampa si adegui sin da subito a quanto proporrete.

Per la creazione della copertina potrete utilizzare o un pdf già pronto oppure ricaricare quella della versione digitale (vedi il post Come creare cover per ebook), che però dovrete impostare in modo e maniera che collimi con le dimensioni scelte, senza dimenticare di aggiungere i dati per la quarta che potrete personalizzare scegliendo tra vari schemi, font e colori.


Salvate sempre il vostro lavoro, e portate pazienza durante il caricamento dell'anteprima, perché al momento il processo è assai lento.

Una volta terminato il passaggio, il sistema stesso vi dirà se le vostre impostazioni sono corrette e, in caso contrario, vi fornirà in automatico un file con gabbia riadattata che potrete ricaricare facendo un passo indietro.

Arrivati allo step dei prezzi probabilmente rimarrete delusi dalla piccola percentuale che vi spetterà, perché dovrete contare sia l'IVA sia il tasso al 60%. I mercati attualmente sono limitati rispetto al digitale, ma in definitiva vale sicuramente la pena di tentare.

lunedì 26 dicembre 2016

Titolo, quarta e slogan


Pensavamo di essere arrivati alla parola "fine" del nostro romanzo, e invece, al di là della progettazione di una copertina azzeccata, ci rimangono gli "scritti" più importanti, ovvero quelli che dovranno attirare l'attenzione del pubblico.

Il titolo di un romanzo deve far capire al lettore il genere e di cosa parlerà la storia sfruttando meno parole delle dita di una mano. Un po' di più potremmo usarne per lo slogan, che dovrà racchiudere quello che per noi è il messaggio, l'intero significato del libro, il primo motore che ci fa comunicare quanto vogliamo.

La quarta (o sinossi, come la chiamano gli store, ma la 'sinossi' sarebbe in verità la trama completa da presentare agli editori) deve essere comunque il più sintetica possibile e raccontare a grandi linee la trama, con l'occhio puntato alla curiosità del lettore.

In quest'ultima non dovranno mancare parole a effetto che suscitino da subito emozioni universali, ma è bene puntare più che altro sulle immagini, scene e azioni che già 'si vedono', senza perdersi in riflessioni o men che mai suggestioni filosofiche che niente hanno a che vedere con un intreccio da narrare.

Una buona scelta in questo senso nulla aggiunge e nulla toglie a un'opera che magari di per sé è già buona, ma qui non stiamo parlando più di tecniche di scrittura vere e proprie, bensì di marketing, perché la vostra presentazione sarà lo strumento principale da cui dovrete far partire la promozione dei comunicati social e blog.

Se qualcosa a un lettore non piace a partire da questi dettagli, difficilmente passerà al livello successivo, ovvero leggere l'intero lavoro.

Si dice che un titolo breve, composto per esempio da una sola parola, attiri di più l'attenzione dei lettori, perché rimane più impresso; ma in molti ormai hanno sfruttato quest'opzione, e la scelta risulta limitata, per non parlare del fatto che abbiamo meno combinazioni a disposizione per trasmettere genere e trama in un colpo solo (Il ritmo delle stelle per me poteva suggerire sia il tema della musica sia l'ambientazione spaziale e futuristica, mentre Kabaa delle caverne il fatto che non avrei parlato di uomini del Rinascimento, per intendersi). Un titolo lungo può di conseguenza risultare più suggestivo di un titolo composto da due parole, se i vocaboli scelti centrano al meglio il nostro soggetto o sono particolarmente evocativi di una determinata atmosfera.

La qualità di un'opera, ripeto, è indipendente dalla scelta del titolo, ma è importante non dimenticare di curare al meglio il nostro biglietto da visita. Spesso, purtroppo o per fortuna, tutto dipende da questi dettagli all'apparenza insignificanti.

domenica 25 dicembre 2016

Il processo di revisione


Una volta arrivati al finale del nostro romanzo, è opportuno distaccarcene per un po' di tempo, per tornarci sopra con calma, a mente fredda, proprio come abbiamo fatto all'inizio con la scaletta.

Questo passaggio è necessario per non sentirci troppo coinvolti da quanto abbiamo steso con passione ed emozione, in modo da valutare oggettivamente cosa ancora non va.

Dopo il 'taglia e cuci', la revisione è il processo che ripulirà definitivamente il vostro testo e che vi aiuterà a proporlo al meglio. Non si tratta solo di visionare l'impaginazione, correggere gli errori di battitura (o refusi) oppure gli errori grammaticali che per distrazione ci sono sfuggiti, ma anche di rivedere l'opera nel suo insieme: se tutto quadra nella struttura, se non sono rimaste incongruenze o inverosimiglianze, se le sezioni sono omogenee ed equilibrate, se l'impianto è coerente, se c'è ancora qualcosa di eccessivo da tagliare o limare, o se non ci sembra il caso di aggiungere addirittura qualche frase per rendere più chiari alcuni passaggi confusi.

Un tempo si consigliava di revisionare su carta, perché lo schermo del computer spesso fa cadere in errore la percezione visiva, ma è sempre bene ripassare al pc tramite correttore e procedere semmai in seguito con le anteprime per ebook; disponibili in varie dimensioni, possono essere sfruttate per rileggere ogni volta il testo a grandezza differente, e scovare errori che ci erano sfuggiti a causa di una diversa impostazione dei paragrafi.

Ci sono anche altri piccoli accorgimenti da tenere di conto, come l'utilizzo del corsivo, delle parole straniere, di quelle da evidenziare o di grafie particolari per prefissi, composti e abbreviazioni, per esempio; è sempre bene utilizzare la stessa scelta dall'inizio alle fine del testo ogni volta che ci ritroviamo davanti al medesimo espediente o vocabolo.

Ovvio che tutto ciò che è in eccesso debba essere sempre sfoltito il più possibile, a partire da avverbi e aggettivi inutili, soprattutto i possessivi, se già è chiaro a chi sono riferiti i sostantivi. Insomma, mai usare cinque parole se se ne possono usare tre. Però fate attenzione a chi vi propina la solita solfa sugli avverbi in '-mente': sì, sono perlopiù inutili e sostituibili con verbi più forti e adeguati, ma spesso indispensabili per non commettere errori di punto di vista (vedi vocaboli quali "chiaramente" o "visibilmente" riferiti a personaggi nella cui testa al momento non siamo).

Stesso discorso per paragrafi prolissi o descrizioni/riflessioni/spiegazioni di cui possiamo benissimo fare a meno; ma le frasi si possono anche girare e modificare in modo che la scrittura appaia più scorrevole e meno ingarbugliata.

Di revisione in revisione, troverete il vostro testo sempre più 'pulito', la lettura risulterà più fluida, e sarà più semplice scovare anche sfumature insidiose come le ripetizioni, in modo da sostituirle con dei sinonimi (evitate quelli troppo pomposi o sorpassati). Tra una fase di decantazione e un'altra, inoltre, imparerete a rivedere il testo come se fosse stato scritto da qualcun altro e di conseguenza a essere meno di manica larga con voi stessi.

A questo punto saranno la vostra preparazione e la vostra pignoleria a indicarvi il momento in cui non ci sarà più nulla da correggere. Prima o poi bisogna avere il coraggio di staccarsi dal libro e di cominciare a farlo viaggiare con le proprie gambe.


sabato 24 dicembre 2016

Kabaa e Il ritmo in cartaceo


Da oggi il racconto Kabaa delle caverne e il romanzo Il ritmo delle stelle sono disponibili anche in versione cartacea.
Il racconto presenta il formato 5 x 8 pollici (12,7 x 20,32 cm), conta 116 pagine e costa 5,99 euro, a differenza della versione digitale ancora a 99 centesimi.
Il romanzo è invece nel formato 6 x 9 pollici (15,24 x 22,86 cm), conta 272 pagine e costa 10,99 euro (la versione digitale è ancora disponibile a 2,99 euro).

Le schede sono unificate, per cui potrete trovarli ai soliti link.

Vi lascio i dettagli delle trame.

IL RITMO DELLE STELLE

“Se non riesci a salvare una sola persona, come puoi liberare l’umanità intera?”

Una nave di evasi comandata dall’enigmatico Manàs s’introduce in una stazione in mano agli invasori alieni con l’aiuto della musica, bandita dal nemico che la ritiene responsabile di passioni proibite. Lo scopo del manipolo di dissidenti è rapire Melissa, cronista blasonata dal regime, e raggiungere lo scalo dove sta per scoppiare una rivolta per opera delle cellule di resistenza. Nel corso del viaggio, Melissa dovrà trasmettere messaggi agli umani ‘dormienti’ e convincerli che la telepatia aliena li ha assuefatti a una serenità solo apparente. Lei stessa ha una visione distorta e Manàs può redimerla solo forzandola con la telepatia che scorre nelle sue vene di sanguemisto. Per fare questo, però, dovrà lottare contro tutte le emozioni soffocate in un’intera esistenza da ribelle...

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KABAA DELLE CAVERNE

“Nella lotta per il progresso, la natura rimane il più antico e potente fattore dell’universo.”

Un’équipe di scienziati sta sperimentando viaggi nel Paleolitico, quando Eva, addetta al salto, si trova coinvolta in un curioso gioco di seduzione. Non è professionale nascondere dettagli ai colleghi, ma il capobranco è intelligente, e non la vede come la Musa ispiratrice della sua pittura rupestre. Anzi, si mostra seccato per questa presenza che appare e scompare come un animale in grado di mimetizzarsi per dispetto. E non è proprio questo il più affascinante conflitto da sperimentare dall’alba dei tempi?

Link per l'acquisto: www.amazon.it/dp/B01KAGPAQC

venerdì 23 dicembre 2016

Taglia e cuci con coerenza


Un buon processo di revisione, per portare a un prodotto ultimato convincente, deve basarsi su più fasi.

Inutile partire subito con una rilettura volta alla semplice correzione delle bozze, perché questa storia deve prima di tutto allontanarsi da noi e cominciare a vivere di vita propria. Così come abbiamo fatto decantare la scaletta prima di iniziare a scrivere, dobbiamo difatti abbandonare il nostro testo per qualche tempo prima di rimetterci mano.

Una volta che saranno passate alcune settimane, potremo rivedere il tutto con un occhio diverso, più critico e distante, e notare tutti quei passaggi in cui ci siamo sentiti troppo coinvolti in prima persona, per esempio esagerando. Lì, dobbiamo smorzare i passaggi e renderli meno artificiosi.

In questi momenti è anche possibile rivedere quanto in un primo tempo ci era parso bello, mentre adesso sentiamo il bisogno di rimetterci mano per rendere le immagini o gli scambi di battute in maniera diversa.

Se avete lavorato con coscienza e seguito la vostra scaletta, non dovreste essere costretti a stravolgere la struttura, ma potrebbe capitare semmai di dover anticipare o spostare un paragrafo, in modo che le dinamiche della narrazione funzionino meglio.

Non lasciatevi però prendere dalla pigrizia: se sentite che qualcosa deve essere sistemato, lo sentiranno anche i lettori, quindi rimboccatevi le maniche e non siate troppo buoni con voi stessi.

Buttate il superfluo, mostrate l'essenziale, eliminate tutte le inutili spiegazioni che avete inserito per l'ansia di non riuscire a farvi capire, togliete tutto quanto da lettori vi annoia. Lasciate che il lettore immagini un po' di cose da sé, insomma, senza dare al contempo niente per scontato.

In questa fase è bene fare attenzione anche ad altri eventuali dettagli che ci hanno preso troppo la mano in fase di scrittura, come piccole incongruenze (le grosse non dovrebbero esserci sfuggite grazie alla scaletta). Meglio tagliare tutto quanto acquista un retrogusto troppo ingenuo e non è utile all'economia del libro, così come sistemare ogni passaggio che possa risultare pesante.

Ricordiamo bene che la sospensione dell'incredulità ci permette di far credere a lettore tutto quello che vogliamo, sopratutto all'interno di un mondo di fantasia, ma tutto questo a patto che la coerenza e la verosimiglianza di questa nostra altra realtà non venga meno e che tutto quadri in modo e maniera da non far cadere le braccia a chi ci sta leggendo. E questo a partire dai più piccoli dettagli, in particolare se siete alle prese con un contesto storico, per esempio. Non date per scontato che nessuno se ne accorga: basta che succeda a uno e la vostra credibilità col passaparola crollerà miseramente. Persino un determinato oggetto o termine linguistico può risultare incongruente e anacronistico. Con questo non voglio dire che gli storici debbano essere scritti con il linguaggio dell'epoca, anzi, sarebbe ridicolo, ma non mettete un cellulare in mano a un barbaro, a meno che non stiate scrivendo un time travel, per intendersi.

Procedete dunque così. Gli ultimi ritocchi, il lavoro di precisione, arriverà in seguito.

giovedì 22 dicembre 2016

L'ultima parola


Dopo molte traversie, siamo arrivati alla fine.
Se avete scritto un giallo, questa è la parte che avete scritto per prima.
La verità è che, come abbiamo già detto più volte, per qualsiasi tipo di storia è necessario sapere dove vogliamo andare a parare sin dall'inizio, altrimenti ci ritroveremo immersi in un sacco di guai quali blocchi, incongruenze, mancanza di omogeneità e disequilibri di ogni tipo.

Questo non vale solo per l'intreccio, ma anche per l'evoluzione psicologica delle caratterizzazioni, che devono subire un mutamento nel corso della storia (se in negativo o in positivo dipenderà dalla vostra idea di partenza).

Se l'incipit è importante perché è una sorta di biglietto da visita che invoglierà o meno a proseguire nella lettura, il finale è quanto di più vivido rimarrà nella testa del lettore una volta terminato il libro. Dalle emozioni e dalle sensazioni che la conclusione del testo lascerà ne lettore, dipenderà il futuro tra di voi: deciderà o meno di continuare a seguirvi?

Un consiglio, a questo proposito, è quello di procedere con una revisione sommaria prima della stesura del finale vero e proprio, in modo da vedere se sono rimasti punti in sospeso o parti da approfondire per arrivare al meglio al punto cruciale.

Se avete sottotrame o altri nodi da sciogliere, fatelo a poco a poco, non risolvete tutto insieme nelle ultime pagine e lasciate al lettore il gusto di godersi il climax, senza costringerlo ad annoiarsi fra pagine e pagine di fila tirate tutte in una volta quando il romanzo ormai potrebbe dirsi concluso.

Ricordate che, per quanto il finale possa risultare prevedibile (o addirittura tassativo, come succede per esempio con il romance), il bello sta nel modo in cui ci siamo arrivati, soprattutto grazie alla crescita dei protagonisti.

Non è consigliabile che un esordiente si cimenti in serie o saghe prima di sapere se i lettori hanno gradito il suo lavoro. Sembra scontato, ma non avete idea di quanti testi sgrammaticati che si configurano come primi volumi arrivino nelle redazioni delle case editrici, dando subito la brutta impressione che l'autore si senta tanto bravo da meritare la conferma a priori. Stesso discorso per il finale aperto. Molto meglio ipotizzare una serializzazione mantenendo però il primo volume di per sé autoconclusivo. Poi saranno i lettori a decidere.

Più avanti, con la revisione, potrete rifletterci ancora.

mercoledì 21 dicembre 2016

Dialogare con ritmo


Nella narrativa contemporanea è difficile trovarsi di fronte a opere prive di dialoghi e, quando succede, è perché si tratta di testi particolari; più spesso sono primi esperimenti confusi e noiosissimi di qualche esordiente.

Nei dialoghi sta la pasta dei vostri personaggi, ed è grazie a essi che i lettori potranno immedesimarsi in loro e nelle loro emozioni soprattutto in fase di azione.

Non è semplice dare ritmo a un dialogo, né tanto meno renderlo brillante e/o efficace.

Ce ne sono di molti tipi. Per esempio, con la scansione diretta possiamo fornire dei rapidissimi botta e risposta privi di incisi, ma questa tecnica è utilizzabile solo nel caso in cui a parlare siano due persone, altrimenti il lettore perde il filo in merito a chi sta parlando.

La scansione doppia è ancora fra due personaggi, ma gli incisi possono servire per caratterizzare al meglio i nostri 'attori', sia riguardo espressioni e gesti, sia riguardo il verbo dichiarativo.

La scansione multipla ci permette infine di far interloquire più di due personaggi, sempre attraverso il chiarimento dell'inciso col verbo dichiarativo associato a chi sta parlando, e in merito a quando sta accadendo o quanto si sta muovendo intorno a loro.

La punteggiatura differisce da editore a editore, così possiamo trovare dialoghi segnalati da trattini lunghi, virgolette alte e caporali, ma l'utilizzo più diffuso è quello dei caporali, perché permette di sfruttare le virgolette alte per i discorsi riportati e i corsivi per i pensieri, mentre il trattino può rimanere corto per le parole composte. Anche nel caso della punteggiatura il tutto differisce da consuetudine a consuetudine, ma sarebbe opportuno inserirla all'interno se il discorso è chiuso e si riparte con la maiuscola, e all'esterno se l'inciso propone per esempio la virgola prima di ripartire in minuscolo. Sarebbe in ogni caso buona norma cominciare in un modo e proseguire sempre con lo stesso per coerenza e omogeneità.

Un altro aspetto importante è che questi dialoghi risultino credibili e non artefatti. Le battute devono scorrere come se i nostri personaggi stessero parlando normalmente e non come libri stampati. Solo così il lettore riuscirà a farsi trascinare. Gli scambi non devono contenere informazioni inutili, eccessive, tanto meno svolgersi per tempi interminabili se per esempio è in corso un'azione. Gli 'attori' devono confrontarsi in maniera diretta, immediata e soprattutto verosimile; tutto quello che 'ascoltiamo' deve sembrarci reale.

La lunghezza degli incisi, come suddetto, dipende dal tipo di azione e da quanto in quel momento è necessario approfondire i pensieri del personaggio. Inutile allungarli troppo se l'azione deve essere serrata; utile ampliarli se vogliamo creare un momento di riflessione fra i nostri eroi tra una scena movimentata e un'altra.

Tra gli errori più comuni incontriamo i dialoghi carichi di infodump, ovvero quando i personaggi parlano tra loro di cose che già sanno per informare il lettore: una pratica che spezza la magia dell'immedesimazione e che va scongiurata, ripiegando su altri espedienti narrativi, a seconda del caso. Altro errore tipico è quello dei dialoghi in cui non si arriva a nulla e non si dice niente di rilevante, ma che stanno lì solo per allungare il brodo in maniera ripetitiva. Ogni scambio deve sempre essere funzionale alle vicende narrate.

Un ultimo appunto: non abbondate in aggettivi e avverbi nel 'parlato', non utilizzate un lessico troppo ricercato - a meno che non lo richieda la caratterizzazione specifica - ma puntate su emozioni e reazioni.

Non dimentichiamo mai che 'si parla come si mangia.'

martedì 20 dicembre 2016

La gestione dei flashback

Quella del flashback non è una delle tecniche più semplici, ma permette di spezzare la tensione quando si innalza troppo o di rivelare alcuni dettagli della storia facendoli vivere direttamente, senza dilungarsi in pesanti spiegazioni in corso di dialogo o di narrazione.

Il flashback consente di salire e scendere sulla nostra scaletta strutturale e di creare momenti di rilassamento o di suspense, a seconda delle nostre esigenze narrative.

Il lettore si sente incuriosito dagli sbalzi temporali, se ben gestiti, perché lo spingono a cercare di scoprire cosa è successo prima, o dopo, per arrivare a determinate conseguenze.

Il flashforward, per esempio, è a questo scopo ottimo per creare l'effetto contrario alla distensione del flashback, che spiega il passato. Portare infatti il lettore in avanti all'inizio di un testo per poi riavvolgere il nastro e far vedere cos'è successo prima, lo spinge a immedesimarsi in una situazione di cui già conosce alcuni esiti, a vuole spiegarsi come sia potuto capitare un qualcosa. Attenzione però a non dire troppo, per lasciare al lettore il gusto di scoprire come andrà a finire.

In ogni caso (flashback o flashforward), tutto deve avvenire senza scadere nell'infodump, con innumerevoli spiegazioni manualistiche su un mondo estraneo o sulla storia di un personaggio; dobbiamo semplicemente limitarci a mostrare quanto è necessario allo svolgimento cronologico e non della nostra vicenda, senza far sentire la nostra intromissione dall'alto, che provocherebbe distacco tra noi e il lettore. Niente digressioni inutili.

In merito alla grafia, è bene evidenziare l'andare avanti e indietro nel tempo, altrimenti il lettore si confonderebbe. Scegliere il corsivo o una precisa indicazione all'inizio del paragrafo in questione dipende dall'impianto complessivo del vostro testo. In Il ritmo delle stelle, per esempio, ho usato il corsivo per narrare un paio di punti cruciali del passato dei miei protagonisti, anche se già lo utilizzavo per i pensieri telepatici, perché le due particolari scene non prevedevano l'espediente e lo sbalzo appariva chiaro a partire dall'introduzione standard dei paragrafi precedenti.

Si tratta ovviamente di assaggi, di spezzoni, di un tenere sulle spinenon di interrompere la storia sul più bello, altrimenti il lettore si accorgerebbe del trucco.

lunedì 19 dicembre 2016

Lo svolgimento delle sezioni


Abbiamo iniziato a scrivere il nostro romanzo e, grazie alla scaletta, sappiamo anche che avrà una fine, indipendentemente dalla progettazione di una possibile serie o di finali aperti.

In mezzo, però, dovrà collocarsi tutto lo svolgimento, comprensivo di dialoghi, eventuali flashback ed evoluzione psicologica dei personaggi. Tutte le problematiche affrontate dalla storia dovranno risolversi, così come i conflitti fra gli 'attori', e il nostro percorso dovrà dirsi compiuto.

Fermo restando quanto detto in merito alla costruzione dell'incipit, la storia dovrà introdurre tutte le sue tematiche senza dilungarsi troppo, e snodarsi in maniera naturale. Sembra semplice, ma la maggior parte degli esordienti si perde innumerevoli volte in inutili spiegazioni, descrizioni, riflessioni e in generale sezioni in cui non succede nulla. Niente di peggio se non vogliamo far scappare il lettore che siamo riusciti ad agguantare con l'inizio.

Se ben abbiamo costruito la nostra scaletta, sappiamo quali saranno i punti fondamentali da sviluppare per avvincere il lettore senza annoiarlo. Gli intrecci, gli eventi e i colpi di scena sono già appuntati, tanto che a questo stadio potremmo addirittura lasciarci travolgere da qualche imprevisto o cambio di direzione senza farci trovare impreparati.

L'importante è arrivare in tensione al climax che precede il finale, per cui, in relazione al genere che state scrivendo, dovrete disseminare gli indizi o gli intoppi nei punti giusti per mantenere alto il coinvolgimento del lettore. Indizi e intoppi che dovranno essere risolti come tutto il resto senza lasciare conti in sospeso, perché magari non siete stati in grado di ricucire tutti i fili, disseminando incongruenze oltre che inverosimiglianze. No, questo no. Dovrete essere in grado di gestire la vostra trama con pazienza, non dimenticando mai il filo conduttore.

Evitate deus ex machina spuntati dal nulla o ingenue spiegazioni per far quadrare qualcosa in corso d'opera, perché non farete altro che dare un'impressione generale di immaturità. Le cose non devono capitare a caso, ogni evento è conseguenza di qualcos'altro, il lettore deve avere dei 'sentori', ma senza poter prevedere del tutto quanto accadrà.

Il colpo di scena non può piovere dal cielo. Per quanto inatteso, dovrà bisbigliare al lettore che, se ci avesse ben riflettuto in precedenza, avrebbe potuto indovinare che le cose sarebbero andate in quella maniera, per quanto imprevedibile.

Tutto ormai è risolto. O quasi. Ma a questo penseremo una volta arrivati al finale.

domenica 18 dicembre 2016

L'impatto iniziale


Una volta sistemate le idee nella scaletta, ultimata la documentazione, scelto lo stile e l'Io narrante, nonché il punto di vista dei nostri personaggi, siamo pronti per partire.
Ma come?

Ecco, mettetevi bene in testa che l'incipit è la parte più importante di un romanzo, perché deve catturare l'attenzione del lettore; per cui dimentichiamoci rami di laghi che volgono a mezzogiorno e paginate di descrizioni che risultavano affascinanti per un lettore dell'800 ma che non sono 'economiche' in fatto di tempo per quello contemporaneo e frenetico. Dobbiamo immediatamente catapultarlo del vivo di un'azione, mostrargli una scena, fargliela vivere, vedere, senza raccontare troppo, bensì 'narrando' l'accaduto, meglio se attraverso dei dialoghi. Il difficile starà nel non dire troppo e subito ma di far capire al tempo stesso in poche righe a cosa andremo incontro.

Sembra facile, ma è difficilissimo, perché si rischia di cadere in due errori opposti: 1) spiegare troppo; 2) dire troppo poco dando per scontato che il lettore ci segua.
Sta al nostro stile e al nostro buon gusto intercettare la giusta via di mezzo.

Il nostro primo impatto, dunque, non dovrà essere né noioso né complicato, altrimenti perderemo subito il nostro lettore, tanto più che la recente pratica di visionare gli incipit gratuiti sugli store permette ai clienti di decidere se acquistare o meno un prodotto a seconda di quanto trasmesso dalle prime pagine. Gli stessi editor - quelli bravi, non i tanti improvvisati che spuntano come funghi - sono in grado di cestinare o meno un testo a partire dall'incipit, perché già dalle prime righe è possibile intuire se l'autore sarà in grado di strutturare al meglio il romanzo, per quanto molti esordienti si inaspriscano di fronte a certe constatazioni proprio perché non studiano e non le comprendono.

Una partenza originale e/o travolgente può insomma intrigare e appassionare il lettore quanto basta per tenerlo incollato alle pagine e costringerlo a proseguire nella lettura della storia.

Ovviamente se l'incipit contiene già errori grammaticali il problema non si pone nemmeno, quindi è importante partire quando siamo in grado di padroneggiare qualsiasi tecnica. La fase successiva sarà quella di non inserire particolari inutili, descrizioni estenuanti o immagini già viste troppe volte per suscitare curiosità (così come del resto dovrà succedere nel resto del libro), e di dare ritmo e velocità al nostro biglietto da visita. Fuori pertanto banalità, ingenuità e inverosimiglianze.

Siate asciutti, diretti, 'mostrate' l'atmosfera e le gestualità senza permettere al lettore di distrarsi, poi avrete tempo in seguito per allentare la tensione. C'è ancora tanto da scrivere...

sabato 17 dicembre 2016

Il punto di vista


Abbiamo parlato dei personaggi e dell'Io narrante, e  a questo punto non posso fare a meno di entrare nel merito di una questione assai ostica, un muro contro il quale prima o poi chiunque scrive si ritrova a sbattere la testa; e, se si intuisce l'inghippo al volo, bene, altrimenti sarà davvero un grosso problema affrontare la stesura di un romanzo.

Molti autori iniziano a scrivere senza essere dei gran lettori e spesso basano le loro narrazioni sulle 'partiture corali' del cinema e delle serie televisive. Ma è proprio lì che dovrebbero invece cercare un'altra chiave: l'occhio della macchina da presa, la soggettiva.

Se iniziamo a guardare la scena con gli occhi di un personaggio, leggendo nei suoi pensieri e immedesimandoci in lui, saltare nella testa di qualcun altro all'interno dello stesso paragrafo è errore; costringe il lettore a tornare indietro perché sta perdendo il filo e non sta capendo più chi pensa cosa e chi vede quant'altro.

Il modo giusto per procedere è quello di calarci nei panni del personaggio dal cui punto di vista vogliamo narrare gli accadimenti e limitarci alla sua visione, senza sviare su riflessioni altrui o tanto meno immagini che dalla sua posizione non può avere, men che mai cose che non può sapere.

Questo non significa che possiamo guardare la storia solo con gli occhi di un personaggio, ma, se vogliamo avere un diverso punto di vista, dobbiamo mostrarlo in seguito, all'interno di un altro paragrafo, staccato dalla barra dell'invio, senza passare dai pensieri dell'uno o dell'altro addirittura in fase di dialogo, confondendo e disorientando il lettore. Con la spaziatura sarà chiaro che la scena e il punto di vista potrebbero essere cambiati, ma è bene specificare sin dalle prime righe chi sta pensando, per evitare che il lettore stia ricollegando la narrazione a qualcun altro.

Come tecnica è assai difficile e gli aspiranti scrittori che vogliono ottenere tutto e subito fanno spallucce ed evitano di studiare, certi che la loro storia sarà comunque quella del secolo. L'ampliamento dei titoli a disposizione a basso costo e il self hanno poi diffuso innumerevoli lavori colmi di questo tipo di errore, per cui anche i pochi autori che ancora leggono difficilmente si trovano di fronte a un testo corretto.

Per non parlare di coloro che, pur di evitare il minimo sforzo, si impuntano sul Manzoni e il narratore onnisciente, perché sono rimasti alle tecniche di due secoli fa (ovvio, non leggono al di là della scuola) e sono convinti che siano ancora valide per il lettore contemporaneo; lettore che non può perdere tempo in paragrafi in cui ogni volta deve tornare indietro per capire chi sta pensando (l'errore di soggettiva non è il narratore universale, il deus ex machina che tutto sa, caduto semplicemente in disuso, ma solo uno sbaglio).

Tutto questo è valido con qualunque tempo verbale stiate procedendo, così come se state usando la prima o la terza persona. Uno dei motivi per cui molti autori alle prime armi scrivono spesso in prima persona è che, per forza di cose, il punto di vista è più gestibile, calarsi nei panni di un unico personaggio è più facile. Eppure c'è chi riesce a sbagliare lo stesso.

'L'assegnazione delle parti' dovrà essere correlata all'importanza dei personaggi. Il protagonista non potrà avere meno paragrafi dal suo punto di vista rispetto a quelli di un personaggio secondario, così come non dovranno esserci troppi punti di vista per non creare confusione. Oltre la metà della narrazione, stimando delle proporzioni, dovrebbe essere nella testa del protagonista, e il resto potrebbe essere smistato al massimo fra altri due o tre personaggi rilevanti, se la storia lo richiede. Un racconto ovviamente può essere narrato dalla soggettiva di un unico personaggio, mentre un romanzo alla lunga diventerebbe noioso (a meno che non si tratti di un particolare mystery che ha bisogno di evitare altre visuali).

Finalmente arriviamo a quelli che, a un certo punto, studiano e ci provano, e allora incontriamo gli estremisti, che spiegano ogni quante volte il personaggio gira il capo per guardare persone presenti nella stessa stanza e che è scontato lui veda comunque: una noia mortale; oppure, viceversa, decine e decine di paragrafi di due righe per continuare a saltare dalla testa di qualcuno a quella di qualcun altro. Qui scappa il riso, ma succede davvero spesso.

No, così non si fa. La scena va vista con gli occhi di un unico personaggio, senza cambiare prospettiva all'improvviso, altrimenti il lettore non sarà in grado di immedesimarsi e di sentirsi coinvolto ed emozionato.

Ricordatevi di dirlo a quei 'geni' che non preparano mai la scaletta perché secondo loro fa venire meno l'emozione. Sappiate che al 99% non sapranno nemmeno di cosa state parlando.

mercoledì 14 dicembre 2016

Conosciamo i personaggi


Dopo aver parlato di scaletta, documentazione e Io narrante, dovremo fare un passo indietro per ricordare cosa abbiamo detto in riferimento ai personaggi all'interno del post Acciuffare un'idea.

Riassumendo il concetto già esposto, potremmo ripetere che, se ancora non sono conosciuti a fondo dall'autore stesso, è impossibile che il loro background possa coinvolgere un lettore.

Eravamo rimasti con alcune facce che ci stavano girando in testa, e volevamo sapere per quale ragione si stavano comportando in un certo modo o perché reagivano in un altro. Cos'aveva formato il loro carattere? Cosa c'era dietro quel particolare che ancora vi state sforzando di inserire perché vi sembra originale? Avete a poco a poco ampliato le loro schede? A questo punto, come potremo far entrare questi attori in scena senza spiegare tutto e subito?

La vostra scaletta non sarebbe esistita senza gli interpreti, ma sta a voi renderli tridimensionali e unici, differenziandoli il più possibile l'uno dall'altro e dando loro un passato che li contraddistingua. Troppe volte ci capita di leggere romanzi con protagonisti stereotipati al limite con la macchietta, oppure privi di chiaroscuro; per non parlare poi di tutti quei testi di esordienti che ne presentano troppi tutti insieme, con nomi molto simili, introdotti da lunghe descrizioni statiche che sembrano liste della spesa.

I personaggi devono uscire fuori dalle loro battute e dalle loro azioni, solo così potremo conoscerli senza annoiarci. Un inciso di dialogo che descrive un gesto tipico, per esempio, è molto più efficace di un lungo paragrafo carico di aggettivi qualificativi.

I lettori devono immedesimarsi in questi personaggi, hanno bisogno di emozionarsi, e solo le caratterizzazioni a tutto tondo possono coinvolgere; caratterizzazioni verosimili e realistiche, a maggior ragione se il genere è fantastico e l'insieme necessita di una sua coerenza.

Le informazioni che forniranno al lettore attraverso i dialoghi non dovranno tuttavia essere eccessive, proprio per evitare la scarsa credibilità di figure che parlano come libri stampati, e la bravura dell'autore starà nel dosare con buon gusto tutti questi piccoli ma fondamentali dettagli.

Il conflitto che caratterizzerà i protagonisti prenderà per forza di cose una fetta più ampia della narrazione, ma la ricchezza di un testo è data anche da secondari curati alla stessa maniera, anche se appaiono in poche scene. Spesso incontriamo romanzi in cui i personaggi di sfondo sono spalle banali e già riviste, inutili allo svolgimento dell'azione, ma, se ogni figura ha la sua pregnanza, l'intreccio sarà omogeneo ed equilibrato. Anche i comprimari, insomma, devono avere una loro faccia e una loro importanza, seppur solo per poche righe.

In ogni personaggio che creiamo c'è qualcosa di noi, ma evitiamo di calarci troppo nei panni del protagonista, per non risultare patetici, né tralasciamo di comprendere a fondo le motivazioni alla base di ciascun comportamento. Solo in questo modo riusciremo ad avere un cast credibile.

Se vi ispirate a volti reali, ricordate sempre che si tratta di attori; non commettete l'errore di avere chiaro in testa che quella particolare faccia somiglia a un vostro amico per cui potete dare per scontato che si comporti in un certo modo per ragioni che conoscete solo voi; non vi basate su tipologie troppo classiche che sono già state viste troppe volte, dato un tocco, una passione, una pennellata tutta vostra.

Un protagonista non dovrà mai essere perfetto, altrimenti nessuno si immedesimerà in lui e lo troverà antipatico anche se non lo è. Allo stesso modo, anche l'antagonista più spietato dovrà avere delle debolezze che portino il lettore a non odiarlo del tutto, in modo che il conflitto risulti più emozionante e dinamico.

Tutti questi suggerimenti, in definitiva, devono concorrere alla creazione di un gruppo di cardini intorno a cui - e grazie a cui - il vostro intreccio dovrà dipanarsi in maniera interessante, appassionante. Se i vostri attori saranno bravi, la storia scivolerà fluida da sé.

domenica 11 dicembre 2016

Scegliere l'Io narrante


Nel precedente post sugli aspetti da mettere a punto prima di iniziare a scrivere, ho parlato dell'Io narrante. Che si tratti di prima o terza persona, di presente o passato, la forma non è semplice da gestire come si potrebbe pensare, e ogni scelta nasconde delle insidie.

Brevemente (vedi qui il post completo), già abbiamo detto che il presente è ottimo per far immergere il lettore in un'azione in corso e coinvolgerlo in maniera totale. Sulle lunghe distanze tuttavia è stancante e sarebbe preferibile il passato. Il narratore universale è obsoleto, le soggettive permettono invece di far calare meglio, e in maniera più dinamica, il lettore nei pensieri del personaggioLa prima persona facilita l'immedesimazionema taglia fuori la suspense che si viene a creare sapendo cosa ha in mente qualcun altro.

Proseguendo, il passato è più piano e rassicurante, mentre il presente è ritmico e adrenalinico, fa sentire il lettore una sorta di 'guardone.' La terza persona al passato è la più sfruttata, perché più lineare e gestibile, soprattutto in relazione alle dimensioni di un romanzo; permette inoltre di mostrare più soggettive. Insomma, come al solito tutto dipende dal genere di storia che vogliamo scrivere.

A livello di Io vero e proprio, l'autore non è mai il narratore/personaggio, a meno che non stiamo parlando di un'autobiografia, per cui bisognerà fare attenzione a svariati risvolti della vicenda, quali per esempio la morte (un personaggio non può raccontarcela dal suo punto di vista, che sia in prima o in terza). Un prologo in prima persona, altro esempio, ci catapulta nella mente di un personaggio, in mezzo a un'azione, ci fa leggere nei suoi pensieri in presa diretta, magari attraverso un flusso di coscienza (anche se è sempre meglio 'mostrare' le vicende mentre accadono, attraverso battute e azioni); ma se - altro esempio - vogliamo creare tensione per un qualcosa che un personaggio non sa e il lettore (che tifa per lui) sì, è opportuno utilizzare più soggettive per 'vedere' qualcosa in più. La prima persona ha più ritmo, ma non è molto elastica in merito alle informazioni da fornire, in quanto chi pensa già le conosce e le sfoggerebbe solo per fornire chiarimenti al lettore in maniera artefatta.

Usare più tecniche all'interno di uno stesso libro crea confusione e disomogeneità, quindi meglio provarci quando si è in grado di padroneggiare materiale e tecniche alla stessa maniera; tuttavia è un espediente possibile in presenza di flashback, per spezzare un ritmo troppo serrato o per rendere più varia la struttura.

Un buon metodo per entrare nell'ordine di idee giusto con cui effettuare la scelta è esercitarsi con racconti molto brevi. A seconda del genere e del tipo di struttura, diventa a mano a mano sempre più semplice capire quale sia la forma appropriata e quale riusciamo a manovrare meglio.

Come anticipato però nel precedente post, arrivati a questo punto, ogni scelta, oltre che dal tipo di storia, dipenderà anche dai personaggi, per cui vi rimando alla prossima puntata.

sabato 10 dicembre 2016

Il problema delle inverosimiglianze


Vorrei precisare una questione che, nonostante la sua apparente semplicità, vediamo spesso irrisolta, perché molti aspiranti scrittori confondono la fantasia con l'inverosimiglianza.

Un romanzo può essere anche di genere fantastico (fantasy fantascienza, horrorr... quel che volete), ma la credibilità e la coerenza con se stesso non devono venire meno, sia quella della struttura sia quella della caratterizzazione dei personaggi.

Se io ho protagonisti adulti che parlano e reagiscono come ragazzini, a meno che non abbiano una particolare patologia o la loro eventuale razza aliena lo richieda, non è verosimile; se io ho un agente segreto che non sa usare le armi non è verosimile; se io ho qualcuno sotto copertura che dimostra di non sapere nulla del mondo in cui si sta muovendo e, ancora peggio, non suscita alcun dubbio negli altri personaggi, non è verosimile.

Vi ho portato alcuni esempi estremi, ma non avete idea di quanti esordienti infarciscano di inverosimiglianze (talvolta anche una a pagina) i testi che propongono, e purtroppo ce ne sono anche di caricati per la vendita. Ingenuità che portano spesso al riso non voluto, per non dire alla chiusura del libro.

Rispondere che, se è per questo, gli elfi non esistono o ancora non abbiamo scoperto il modo in cui infrangere la barriera della luce dimostra solo l'impreparazione e l'immaturità dello scrivente, che ancora non ha compreso la differenza tra il fantastico e il verosimile.

Potete avere l'idea più grande di questo modo e scrivere nella maniera più fluida possibile, ma se inserite inverosimiglianze il lettore non potrà mai immedesimarsi del tutto in quello che state narrando, né tanto meno farsi coinvolgere.


giovedì 8 dicembre 2016

Riflettere prima di partire


Ci è venuta un'idea, l'abbiamo organizzata in una scaletta e ci siamo documentati per conoscere al meglio il mondo di cui andremo a parlare.

Ma siamo sicuri che tutto già quadri?

Per esempio, forse dovete ancora decidere se scrivere al presente o al passato, se narrare i fatti in ordine cronologico oppure inserire flashback e/o flashforward. Probabilmente non avete chiaro se usare un unico punto di vista o soggettive di vari personaggi a paragrafi alternati (questo è un punto dolentissimo per gli esordienti, e ne parleremo in maniera più approfondita più avanti in un post a parte).

Il presente è ottimo per le storie adrenaliniche, per far immergere il lettore in un'azione in corso e coinvolgerlo completamente. Sulle lunghe distanze però è stancante e sarebbe preferibile il passato.

Il narratore universale è un po' démodé, le soggettive permettono invece di far calare meglio il lettore nei pensieri del personaggio (o dei personaggi). La prima persona facilita l'immedesimazione, ma taglia fuori la suspense che può venirsi a creare sapendo cosa ha in mente qualcun altro, ed è quindi meno dinamica. Tutto dipende dal tipo di storia che avete in testa.

Questo lavoro preliminare e queste domande che dobbiamo porci prima di partire possono scoraggiare, ma in verità non servono ad altro che a farci procedere più rapidamente nel momento in cui davvero inizieremo a scrivere, conoscendo a menadito ogni nostro personaggio, e avendo di conseguenza le idee chiare su come reagirà o parlerà. Tutto sarà fluido e privo di ostacoli: la storia reggerà anche se vi lascerete andare (in barba a chi dice che con la scaletta non c'è emozione).

A questo punto sorge però un inghippo che non vi eravate aspettati: qualcuno vi sta prendendo la mano, gli 'attori' sembrano dotati di vita propria. Un male? Un bene? Queste nuove idee avranno un impatto decisivo sul resto? Inserite a casaccio sembreranno buttate lì per far quadrare le cose? Comodità disseminate troppo tardi? Dobbiamo rimettere tutto in discussione? Eravate certi che non sarebbe successo, perché avevate stabilito tutto al dettaglio. ma forse non conoscete ancora i vostri personaggi come credevate. Ecco, questi sono i casi in cui dobbiamo rivedere i nostri piani, se davvero vogliamo scrivere seriamente; solo che a noi sta succedendo prima di iniziare a scrivere, non dopo, per cui non dovremo stravolgere pagine e pagine già stese. Basterà rivedere la scaletta dal punto in cui i fatti dovrebbero cambiare. Rimboccarsi le maniche! Per quanto si tratti di esseri immaginari, per il lettore dovranno essere vivi, quindi, se stanno cercando di dirvi qualcosa, sarà meglio che li ascoltiate. Proveremo a incontrarli prossimamente, dopo aver approfondito l'Io narrante.

martedì 6 dicembre 2016

Costruirsi uno stile


Lo stile è la maniera in cui un autore riesce a esprimersi in maniera personale. Rappresenta la sua sensibilità e il suo modo di vedere il mondo, nonché di trasmettere determinate emozioni; è un'interpretazione, una sfumatura, una distinzione, un qualcosa che fa la differenza fra un autore e un altro.

Per sviluppare uno stile maturo è necessario però approfondire la tecnica, altrimenti anche un autore dotato di un ottimo talento innato rischia di passare per piatto e impersonale.

La maggior parte dei testi scritti dagli esordienti è priva di stile, potrebbe trattarsi di chiunque, non c'è un andamento che faccia pensare a una particolare personalità.

Un vocabolario limitato, poi, accresce questo senso di 'acerbo', che spesso, a causa di un background limitato ai testi scolastici, assume un tono lento e sorpassato.

Uno scrittore dovrebbe invece essere in grado di personalizzare i propri testi, già in fase di scrittura, ma anche in seguito, in corso di limatura.

Un linguaggio pomposo, forzatamente aulico, non dà in verità l'impressione di uno stile ricco e ricercato; il caricare rende semmai l'insieme artificioso. Certi passaggi risaltano troppo rispetto al resto della narrazione, e stonano, non essendo funzionali, ma semplicemente buttati lì perché si ritiene che facciano effetto. Sono espedienti che infastidiscono.

Ovviamente si tratta di un processo che renderà la persona sempre più riconoscibile con il passare del tempo; ma, come per ogni aspetto che riguarda la scrittura, è sempre bene non affrettare i tempi, per non pentirsi mai di aver dato alle stampe qualcosa che a posteriori potrebbe sembrarci non ancora pronto.

domenica 4 dicembre 2016

Studiare la grammatica


Non è certo questa la sede per approfondire la teoria grammaticale della lingua italiana. Qualsiasi persona che si accinge a scrivere un testo narrativo dovrebbe averla ben chiara.

Purtroppo non sempre è così e i testi degli esordienti (taluni anche editi) sono spesso infarciti di errori madornali che vanno dalla coniugazione sbagliata dei verbi (soprattutto in presenza di congiuntivo e condizionale) a concordanze erronee persino tra sostantivo e aggettivo, per non dire degli articoli e dei pronomi o addirittura dell'uso dell'h.

Il web fornisce ormai utili fonti per verificare la grafia di un vocabolo quando siamo insicuri, così come per l'utilizzo di accenti e apostrofi, ma in molti si dimostrano poco attenti in riferimento, per esempio, a troncamenti o elisioni, lasciando proprio perdere chi dissemina ovunque "d" eufoniche, pure fra vocali diverse o addirittura davanti a consonante.

Anche se l'autore dimostra di padroneggiare la grammatica, ci troviamo poi spesso di fronte ad altri tipi di errori linguistici, come le ripetizioni e lo scarso uso di sinonimi, per non parlare dell'eccesso di avverbi o aggettivi qualificativi anche quando non sono indispensabili alla narrazione: un modo di scrivere che appesantisce la scrittura e la rende poco fluida.

La punteggiatura poi è un optional, soprattutto negli incisi dei dialoghi, e la musicalità va a farsi friggere con allitterazioni e assonanze che rendono il tutto ridicolo.

Sparatorie di puntini di sospensione e punti esclamativi vanno di pari passo con i refusi, e una sintassi faticosa, con problemi nella coordinazione, rende la scrittura acerba.

Insomma, chi più ne ha più ne metta, in senso negativo.

Eppure basterebbe studiare. Ma si torna sempre a bomba: per l'esordiente medio leggere non importa, basta scrivere e pretendere di essere letti.


sabato 3 dicembre 2016

Documentarsi per non eccedere


Abbiamo già parlato del modo in cui farsi venire un'idea e di come organizzarne i punti salienti; vediamo oggi come nutrirla e renderla più corposa con la documentazione, il lavoro di ricerca sulle fonti.

Nel momento in cui vi ritrovate davanti ai momenti essenziali del vostro progetto, potete vedere quali sono i buchi che riuscirete a riempire solo dopo aver studiato. A volte per scrivere un romanzo occorre leggere decine di libri, altre meno, a seconda del genere di riferimento. L'importante è evitare di eccedere con le informazioni apprese. Il lettore non è interessato a sapere quanto avete studiato e quanto siete stati diligenti, anzi, non dovrà proprio accorgersene: le vicende dovranno scorrere davanti ai suoi occhi fluide, equilibrate, omogenee, senza appesantire la lettura con uno sfoggio di conoscenze, dosando con equilibrio e buon gusto solo i particolari che occorrono, talvolta anche solo un rigo di un intero libro che avete sondato per calarvi nel tema. Non dovrete insomma far pagare a chi vi legge tutta la fatica che avete impiegato nello studiare, perché adesso dovrete intrattenerlo, non fornirgli spiegazioni come quelle di cui eravate in cerca voi, altrimenti pure lui si sarebbe comprato un manuale.

Si tratta di particolari essenziali per rendere verosimili e credibili le vostre vicende, o ambientazioni, o caratterizzazioni; e, se non volete che il tutto appaia bidimensionale e stereotipato, dovrete essere in grado di gestire al meglio questo materiale. Ma, appunto, sono particolari, piccoli dettagli, non intere pagine di spiegazioni che distrarranno il lettore come se a un certo punto del romanzo dovesse ritrovarsi di fronte a pagine di manuali (o - peggio ancora - a personaggi che parlano come enciclopedie). Solo procedendo con parsimonia, la vostra storia sarà 'vera' e priva di infodump (eccesso di informazioni).

Un lessico troppo tecnico all'interno di un dialogo, per esempio, renderebbe il tutto artificioso, così come presentare al dettaglio un mondo fantasy o futuristico con pagine e pagine di incipit senza che succeda nulla, senza che il lettore venga catapultato all'interno di un'azione, porterà solo a frustrazioni sia per l'autore sia per il lettore. Ma, se avete preparato scrupolosamente la vostra scaletta e avete selezionato i dettagli indispensabili, tutto questo non dovrebbe succedere. Certo, come al solito, se parlate di ciò che conoscete, ogni cosa sarà più semplice, ma non è necessario essere vampiri per scrivere di vampiri. Vi pare? Un bel background sull'argomento vi basterà.

E quindi dovreste studiare interi libri e centinaia di pagine sul web per inserire solo un piccolo dettaglio? Certo, perché in corso di lettura potrebbero addirittura venirvi nuove idee o potrebbe sciogliersi un nodo intricato della scaletta su cui avevate lasciato dei punti interrogativi perché mancava un dettaglio che non voleva proprio arrivare, un piccolo particolare che avrebbe potuto fare da svolta risolutrice. Non solo, ma subentreranno pure stimoli,  arricchimenti o pennellate che renderanno il tutto più interessante e di spessore (sempre senza eccedere).

Questi arricchimenti avranno adesso 'ingrassato' la vostra scaletta, ed è quindi arrivato il momento di prendersi un'altra pausa, per accertarsi che tutto quadri prima di cominciare a scrivere.


venerdì 2 dicembre 2016

Kabaa delle caverne gratis per 3 giorni


Tra pochi minuti Kabaa delle caverne sarà disponibile su Amazon GRATIS per tre giorni (fino a lunedì 5 dicembre). Di seguito i dettagli.

“Nella lotta per il progresso, la natura rimane il più antico e potente fattore dell’universo.”

Un’équipe di scienziati sta sperimentando viaggi nel Paleolitico, quando Eva, addetta al salto, si trova coinvolta in un curioso gioco di seduzione. Non è professionale nascondere dettagli ai colleghi, ma il capobranco è intelligente, e non la vede come la Musa ispiratrice della sua pittura rupestre. Anzi, si mostra seccato per questa presenza che appare e scompare come un animale in grado di mimetizzarsi per dispetto. E non è proprio questo il più affascinante conflitto da sperimentare dall’alba dei tempi?

Racconto lungo
64 pagine
0,99 euro

Estratto gratuito

Kabaa delle caverne
Copyright © 2016 Indigo Project
Tutti i diritti riservati
Cover: photo by Vadim Ivanov/123rf.com – logo designed by Freepik.com – graphic by Amazon & Indigo Project


martedì 29 novembre 2016

Dopo la cellula di Venter


Da quando nel 2010 Craig Venter e la sua squadra di ricercatori hanno costruito la prima cellula sintetica è stato tutto un dibattere sulla vita artificiale.
Il genoma sintetizzato è stato inserito in un batterio, al posto del DNA originale, e la cellula è stata in grado di riprodursi e di tramandare il nuovo programma alla "prole."
I batteri sono vita, quindi la vita adesso può essere creata anche in laboratorio.
In futuro potremmo pertanto avere batteri che compiono qualsiasi azione, dal guarire una malattia al produrre alimenti "replicati."
Tutto questo ovviamente ha scatenato le solite polemiche etico-religiose, che tuttavia lasciano il tempo che trovano (vedi anche il post Per un futuro soprannaturale), anche perché non ci sono dibattiti che reggano gli interessi economici derivanti dall'eventuale perfezionamento di queste tecniche. Se i preti pensano al potere e gli scienziati alla concorrenza, i politici al comando penseranno di sicuro ai soldi.
Perché vedere questi scienziati come i cattivi senza scrupoli dei romanzi di fantascienza se la tecnologia a ben vedere ha sempre portato nuove risorse a costi più bassi per tutti?
Certo, siamo ancora lontani dall'avere delle creature senzienti, ma pensare di abortire sin da adesso non è poi così religioso.

sabato 26 novembre 2016

Saliamo sulla scaletta


Come ho consigliato nel post Acciuffare un'idea, è bene non ascoltare chi dichiara che la scaletta è inutile. Prima di procedere alla stesura di un romanzo, soprattutto se di grandi dimensioni, è bene avere chiaro in mente dove vogliamo andare a parare e fissare perlomeno i punti chiave dello svolgimento della vicenda. Tutto questo eviterà i famigerati blocchi, nonché incongruenze o mancanza di equilibrio da dover correggere pesantemente in fase di revisione. Dimenticate anche chi vi dice che la scaletta genera freddezza. Dove sarebbe la connessione? Le emozioni e le caratterizzazioni psicologiche si gestiscono indipendentemente dalle sezioni prefissate e tutto sta nella bravura dell'autore che, se non è preparato, si tirerà la zappa sui piedi da solo. Provate a chiedere a chi lamenta il blocco dello scrittore se ha preparato una scaletta: vi risponderà di sicuro con qualche scusa correlata agli argomenti suddetti, perché o non è capace di programmare un lavoro o è uno scolaro svogliato che pretende tutto e subito.

Dunque, avevamo lasciato la nostra idea a decantare e ci eravamo posti delle domande sugli eventuali sviluppi e il retroterra dei personaggi. Nel frattempo, hanno cominciato a pararsi davanti ai nostri occhi delle scene, delle situazioni, e sarà meglio iniziare a disporle in ordine cronologico, per capire non solo da dove partire con la prima parola e dove vogliamo andare a finire, ma anche in che modo alternare le prospettive dei personaggi e le ambientazioni.

L'organizzazione del materiale è indispensabile nel momento in cui ci si accorge che qualcosa non funziona; se questo dovesse succedere, saremmo costretti a stravolgere alcuni aspetti a cui avevamo pensato e a dover addirittura riscrivere alcune parti da capo, così come a gettarne delle altre. A meno che non abbiate la fortuna di non dover lavorare e siate serviti e riveriti in tutto e per tutto nella vita quotidiana, sapete che il tempo è prezioso, e non possiamo permetterci di perderlo in questo modo.

Non si tratta di segnare ogni paragrafo punto per punto, ma di tracciare un percorso generale, un'ossatura, un'impalcatura che possa aiutarvi nella stesura. Certo, anche questo può cambiare in corso d'opera, ma se ogni cosa è in ordine, vedrete che lo sviluppo risulterà meno complicato. Le scene che vi sono apparse davanti agli occhi andranno inserite nei punti giusti, facendo bene attenzione all'importanza all'interno dell'intreccio. Queste funzioni vi impediranno di aggiungere lunghe e inutili sezioni che niente apportano allo svolgimento, e che di conseguenza potrebbero annoiare il lettore. A seconda dell'idea, poi, ci saranno particolari che non potrete rivelare subito (come i flashback o i colpi di scena), né altri che potrete far arrivare troppo in ritardo, in modo da coinvolgere subito. Un lavoro, insomma, che eliminerà ogni distrazione in fase di scrittura, soprattutto in merito a quanto dovrebbe succedere.

Su come costruirla (a mano, al pc, etc.) avete ovviamente libera scelta, così come sul prepararla in ordine cronologico esatto o in riferimento agli sbalzi temporali precisi che vorrete ricreare.

Con la scaletta davanti, però, avrete certo più chiaro quanti sono ancora i dettagli che vi occorrono riguardo, per esempio, la documentazione, oppure la caratterizzazione dei personaggi, ma di questo parleremo al prossimo appuntamento.


giovedì 24 novembre 2016

Per un futuro soprannaturale


I saggi di Stephen Hawking "Dal Big Bang ai buchi neri" e "La grande storia del tempo" hanno riscosso successo anche da parte del grande pubblico perché sono accessibili pure per chi è assai digiuno di fisica. Certo, sono presenti alcune sezioni comunque difficili da digerire, ma su una cosa abbiamo messo tutti un punto fermo: la quantistica non è una scienza determinata come quelle con cui abbiamo avuto a che fare finora. Se i nostri sensi pensavano di avere delle certezze, il digitale, il virtuale, con tutti gli oggetti divenuti ormai di uso quotidiano che hanno comportato, le hanno frantumate, in barba al positivismo.
Tutto questo ha cambiato di conseguenza anche il nostro modo di pensare, di guardare il mondo, e quanto c'è di sconosciuto e di inspiegabile ha ripreso la sua importanza. Niente è più scontato. Nell'universo sconfinato potrebbe esserci qualcosa che va al di là delle leggi naturali che conoscevamo, persino fenomeni paranormali indimostrabili che avevamo relegato ormai al Medioevo: le coincidenze e i déjà-vu spiegati da Freud in maniera psicanalitica potrebbero rientrare nella sincronicità di Jung e assumere toni esoterici.
Sogni profetici? Percezioni extrasensoriali? Visioni? Telepatia? Viaggi nel tempo? I morti potrebbero trasformarsi in energia senziente? Non sarà fantascienza?
Eppure, oggi come non mai viviamo in un mondo digitale che in gran parte non è tangibile e che anni fa sarebbe apparso giustappunto fantascienza. Di conseguenza non sembra più tanto incredibile pensare che un giorno tutti questi oggetti innumerevoli con cui abbiamo a che fare quotidianamente diventino sempre più piccoli e unificati da poter essere inseriti direttamente nel nostro cervello e trasformarci in una sorta di cyborg che legge libri e guarda film a occhi chiusi. Oppure questo microchip o cosa sarà potrebbe navigare nei nostri sogni meglio di Freud; farci viaggiare nel tempo, magari collegandosi a un meccanismo di teletrasporto come quello descritto nel racconto Kabaa delle caverne. Se l'uomo imparerà a viaggiare più veloce della luce come i protagonisti del romanzo Il ritmo delle stelle, potrà andare anche all'indietro? Una cabina può essere un tunnel spaziale virtuale che distorce e curva il tempo a nostro piacimento combinandosi con il teletrasporto? Gli studi su particelle e antiparticelle, sulle radiazioni dei buchi neri, potrebbero un giorno essere impiegati su scala macroscopica?
Potremmo continuare a rimuginare in eterno, pensando ai progressi della medicina e alla scoperta dell'acqua di lunga vita delle fiabe tradizionali, o a una creazione che avviene in una maniera totalmente diversa rispetto a quanto sempre accaduto (basta pensare alla cellula artificiale di Venter per non trovare poi così impossibile l'eventualità), con buona pace degli ecclesiastici che vedranno scemare il loro strapotere quanto quello dei positivisti.
La genetica e la medicina, in questo senso, potrebbero però privilegiare solo determinate persone e allora la storia non cambierebbe affatto, a meno che una minoranza non determini un'inversione di tendenza (vedi il post La speranza di Morin), senza contare che ogni nuova scoperta non è mai stata vista subito di buon occhio, e spesso per ragioni errate. Lo stesso Internet era considerato inizialmente come un dittatoriale Grande Fratello e invece è diventato la culla dell'anarchia. Perché, quindi, non dovremmo fantasticare sull'immortalità?

martedì 22 novembre 2016

Valutare la lunghezza


Già all'arrivo dell'idea l'autore dovrebbe avere chiaro in testa quale potrebbe essere l'eventuale sviluppo in senso di lunghezza del testo, se tutto può risolversi nell'arco di poche pagine, all'interno della dimensione di un racconto, o se potremo dilungarci fino all'ampiezza del romanzo.

Non ci sono limiti da dover rispettare quando si pensa di avere in mente qualcosa di buono, ogni storia ha le sue dimensioni; se avete intenzione di partecipare a un premio che richiede un determinato numero di caratteri, non scrivete mai in funzione di quello, ma vedete poi in seguito se la vostra idea ben si accorda a quanto stabilito dal bando.

Le ragioni editoriali impongono scelte che talvolta non si addicono alla creatività degli autori, per cui sarebbe preferibile avere già del materiale nel cassetto da sfruttare all'occorrenza, in modo da non forzare la trama, quando per noi stessi avremmo sviluppato il tutto diversamente.

Costruire una storia tagliando dove non si dovrebbe tagliare o ampliando dove non è necessario la uccide in partenza, trasformandola in coperta rattoppata o brodo allungato, ed è opportuno ragionare nell'ordine di idee che ogni trama ha le sue esigenze.

Il romanzo, per ovvie ragioni, richiede una capacità di organizzazione del materiale e del tempo maggiore rispetto a un racconto, che d'altra parte necessita di una sintesi che non tutti possiedono. In un romanzo occorre tempo per entrare nella logica della storia, per quanto il lettore debba essere catapultato subito all'interno di un'azione, mentre nel racconto dobbiamo essere in grado di dire tutto e subito senza permettere al lettore di allentare l'attenzione.

Nel romanzo ogni scena va preparata, per lasciare che chi legge se la gusti al meglio; in un racconto ci si può permettere di non spezzare mai la tensione, per togliere il fiato al lettore; può essere più frenetico, al contrario del romanzo che ha bisogno di momenti in cui scaliamo la marcia, per variare il ritmo. Un racconto è un fulcro, un romanzo un'architettura.

Il racconto non ha una dignità minore del romanzo, è solo una forma di scrittura diversa, e come tale ha le sue tecniche e le sue esigenze. Certo, in media non è apprezzato quanto il romanzo, e le vendite di racconti o antologie inferiori rispetto a quelle dei romanzi lo dimostrano, ma l'editoria digitale ha ridato vita a tutte quelle lunghezze a metà strada fra il racconto lungo e il romanzo breve che parevano cadute in disuso, anche perché l'ebook permette di sperimentare al di là della carta e delle tirature ogni tipo di 'spazio' che vogliamo.

Di seguito trovate la misurazione standard per distinguere un tipo di testo da un altro.

Racconto breve: fino a 10.000 caratteri spazi inclusi.
Racconto: da 10.000 a 60.000.
Racconto lungo: da 60.000 a 100.000.
Romanzo breve: da 100.000 a 300.000.
Romanzo: oltre 300.000 caratteri spazi inclusi.

Almeno a livello approssimativo, sin dall'inizio dovreste riuscire a collocare la vostra idea di partenza in una di queste definizioni.
Sarà l'idea stessa a suggerirvi la soluzione.

sabato 19 novembre 2016

Editori preistorici


Negli ultimi anni l'editoria italiana ha compiuto vari sforzi per rimanere al passo con i tempi. La crisi e la bassa percentuale di lettori forti - che non fa onore al nostro paese - già non promettevano bene, e il mercato degli ebook invece di rinvigorire il sistema lo ha insozzato di quantità a discapito della qualità; non solo in riferimento al self, ma anche e soprattutto a causa dei suddetti editori che, per cercare di rimettersi in sesto, hanno buttato nel mucchio chiunque pur di riprendere un minimo da ogni tentativo. E non è che in questo modo la situazione potrà mai migliorare...
Si ragiona in maniera troppo 'vecchia', sia in merito ai supporti sia riguardo le strategie di marketing, e si potrebbero scrivere post fiume sull'argomento (vedi anche Il self publishing nel 2016 e l'era degli anticipi a tre o quattro zeri). Vorrei tuttavia concentrarmi su un particolare che ormai sta facendo cascare le braccia a tutti, ovvero la scarsa credibilità.
Ci sono editori, anche grossi, ormai noti ai più per la poca serietà relativa ai pagamenti e la trasparenza dei rendiconti, e ormai persino le adolescenti che si affidano a Wattpad sanno benissimo che è più conveniente Amazon del grosso editore tal dei tali che ti garantisce solo esperienza e visibilità in cambio di una firma su un contratto per allodole.
Se questi stessi editori si inimicano pure i lettori, è finita. Non è verosimile che ogni giorno scoprano il talento del secolo, né che ogni giorno pubblichino autori che hanno venduto milioni di copie (per quanto ne dicano i loro slogan truffaldini). In questa maniera si portano persino i lettori più fiduciosi a non credere a certe strategie.
Se prima potevamo limitarci a mandare a quel paese le loro proposte editoriali o a decidere di non acquistare un libro banale già dalla sinossi, senza arrivare all'incipit sciatto, adesso possiamo passare oltre a partire dalle fascette.
Prima o poi pure i Direttori che mangiano su tutti si ritroveranno intorno terra bruciata e, a furia di inglobarsi l'uno con l'altro, ne rimarrà uno solo: lo store pagliaio in cui sarà sempre più difficile scovare gli aghi.

venerdì 18 novembre 2016

Acciuffare un'idea


L'immagine romantica dello scrittore folgorato all'improvviso da un'idea che riempirà otto tomi è assai meno credibile del disperato che arriva a digitare su Google "Come farsi venire in mente qualcosa." Questo è anche il motivo per cui gli intervistatori, in genere, si sentono in dovere di formulare la banalissima domanda "Come ti è venuta l'idea?"; ed è la ragione per cui l'intervistato comprende a quel punto di avere il diritto di rispondere con storie altrettanto inventate.

La verità è che quasi nessuno ricorda di preciso da dove, come o perché arriva un'idea (a meno che non si tratti di qualcosa di dozzinale o scopiazzato), perché spesso si tratta di una combinazione di input che, se non appuntata all'istante, può perdersi nei meandri della memoria.

L'idea di rado arriva in sogno. Più probabile che vi folgori mentre state guidando o siete a lavoro. Meglio se state ascoltando una canzone o avete appena visto una determinata faccia. L'importante è che troviate il prima possibile il tempo per appuntarvi una breve frase per non perderla di vista, né 'd'orecchio', perché sarà proprio questa frase lasciata lì a riposare a dirvi se a distanza di tempo c'è dentro un soggetto che vale la pena di essere ampliato e sviluppato.

Dello sviluppo parleremo in seguito, perché è bene non perdere di vista neppure il "lasciata lì a riposare." La decantazione dell'idea non è importante solo per capire se la folgorazione ancora ci colpisce a distanza di tempo o meno, ma anche perché iniziare a scrivere di getto porta a blocchi, incongruenze e mancanza di equilibrio e omogeneità. Senza contare che dovremo andare a parlare di personaggi, e se ancora non sono conosciuti a fondo dall'autore stesso è impossibile che il loro background possa coinvolgere un lettore.

Queste facce che vi stanno girando in testa, perché si comportano in un modo? Perché reagiscono in un altro? Cosa ha formato il loro carattere? Cosa c'è dietro quel particolare che volete inserire perché vi sembra originale? Quanto può diventare lunga questa storia? Da quale angolazione la vedrò? In quale maniera l'idea di partenza fungerà da leitmotiv nel corso della narrazione? Quali saranno gli intoppi? E l'ambientazione? E l'eventuale documentazione? Come potrò far entrare i miei attori in scena senza spiegare tutto e subito?

Sono questi gli ampliamenti dell'idea iniziale che dovete continuare ad appuntare prima di pensare a uno sviluppo organico, a una scaletta. Non date retta a chi vi dice che la scaletta genera freddezza, tutto dipende sempre da come il materiale viene gestito. Semmai è il non averla che produce caos e ingenuità.

Insomma, prendetevi tutto il tempo che vi serve per entrare in sintonia con quanto vi sta frullando nella testa, altrimenti sarebbe come intraprendere un viaggio con qualcuno che ancora non conoscete bene e con cui potreste non andare d'accordo.