giovedì 3 novembre 2016

I recensori 'gasati'


Si parla tanto di recensioni false o faziose, comprate o per amicizia, e ormai per il lettore comune è davvero difficile orientarsi fra le opinioni del web. Ma oggi voglio parlavi di una categoria ben peggiore di quelle sopracitate, perché i commenti ingiustificati per stroncare la concorrenza o le lodi sperticate dei complici si riconoscono bene, e i lettori non sono tutti idioti come qualcuno pensa in riferimento alle stelline sugli store online.
Ci sono i bravi blogger, nel bene o nel male.
Ci sono i cattivi blogger, nel male.
Quelli davvero pericolosi, però, sono i blogger che si atteggiano a esperti perché da grande vogliono fare l'editor.
Il parere di un blog dovrebbe configurarsi in partenza come un giudizio più smaliziato di quello del lettore comune (spesso comunque più chiaro e sincero perché al di fuori di certe dinamiche di settore), ma non tecnico o approfondito come quello di un critico letterario, di un pubblicista o addirittura di un correttore di bozze. Una via di mezzo, insomma, per offrire consigli spassionati parlando come si mangia, per farla breve. Non certo uno sfoggio tecnico per pubblicizzare l'attività di correttore di bozze appena avviata.
Non sempre è così, perché spesso alcuni blogger sono comunque di parte e pompano le amicizie fondandosi sulla reputazione di "quelli che collaborano con l'editore tal dei tali" o "quelli che forniscono determinati servizi editoriali" (ma su quali credenziali?) o "quelli che supportano l'associazione talaltra." Niente di più dannoso, perché i lettori pensano di trovarsi davanti a qualcosa di serio e rischiano di prendere per vere le lodi sperticate relative all'associata Tizia o i peli nell'uovo trovati nella concorrenza di Sempronio. Spesso sono tuttavia in buona fede, ma vogliono a tutti i costi dimostrare di aver studiato un po', per cui si lanciano in valutazioni critiche da curatore di collana editoriale, dimostrando però di avere le idee poco chiare, se nella massa dei titoli da stroncare hanno scelto proprio quello che non ha problemi e nel gruppo delle amicizie da spingere chi già si sa che non è un granché. Per cui assistiamo spesso ad assegnazioni di 2 o 3 stelle a libri ottimi in cui chi ha scritto la recensione, in una determinata frase, avrebbe spostato la virgola leggermente più in là, mentre libri da riscrivere da capo ne ottengono 5 perché l'autore (o autrice) ha già pubblicato con un determinato editore, quindi non è possibile che scriva male, e se lo si è avvertito non è un problema dell'autore ma del 'recensore' che teme di non aver compreso la grandezza dello stile narrativo. Si capisce che in questi casi si scrivono recensioni per imparare e farsi le ossa. Il punto è che talvolta ci si fanno sulla pelle di chi lavora meglio di noi (eh sì, perché il bacino di utenza si allarga nel momento in cui i blog riportano i pareri sugli store online).
Poi la colpa ovviamente è degli autori italiani che non sono umili e non accettano critiche 'costruttive', mentre gli stranieri sì (lo sanno perché i loro blog sono frequentati in massa da famosissimi autori stranieri?). Certo, ci sono anche i 'geni incompresi' che hanno attacchi isterici se ricevono recensioni a 4 stelle invece che a 5, così come sgrammaticati totali convinti di aver inventato un nuovo immaginifico stile, ma basta dare un'occhiata agli scritti in questione per farsene un'idea da soli.
Soluzioni non ce ne sono. Gli autori devono ingoiare il rospo e i lettori dovranno sempre più imparare a orientarsi da soli grazie agli estratti gratuiti dell'editoria digitale (vedi anche il post Il self publishing nel 2016). Di questo sono i Lit-blog che dovranno farsi una ragione.

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