venerdì 4 novembre 2016

La speranza di Morin


Il filosofo e sociologo francese Edgar Morin (Parigi, 1921) ha utilizzato il paradigma della complessità per definire i tratti distintivi dell’essere umano e individuare il fine ultimo dell’esistenza.
Secondo la Teoria della complessità, alcuni fenomeni fisici hanno una prevedibilità ridotta a tempi brevi e incerta, a causa del fatto che non è possibile conoscere tutte le ragioni; nei sistemi aperti infatti subentrano nuove cause mentre il fenomeno è ancora in corso. Nei sistemi complessi, la probabilità prende il posto della predittività.
Il comportamento umano è associabile a un sistema fisico complesso e non è possibile prevedere con certezza il comportamento di un dato individuo in un dato contesto, ma soltanto formulare delle ipotesi. Inoltre possono coesistere elementi contraddittori. La conoscenza umana è sempre incerta, soggetta a errore. Gli uomini vivono in una società globalizzata, dominata dalle stesse logiche, per cui hanno un destino probabile comune.
Le guerre, lo sfruttamento, le prevaricazioni, le politiche economiche non ecosostenibili (tema toccato da Kabaa delle caverne) mettono l’umanità di fronte a una probabile devastazione.
Nel corso della Storia, però, le minoranze hanno spesso determinato inversioni di tendenza, quindi bisogna puntare sull’improbabile salvezza dell’umanità sensibilizzando e responsabilizzando le minoranze.
Il processo deve partire dalle scuole e realizzarsi attraverso un approccio multidimensionale alla conoscenza. Tutte le questioni che caratterizzano l’esistenza umana sono interrelate, quindi lo sono anche le discipline d’insegnamento. Per evitare che vengano mantenute separate in compartimenti stagni, il processo cognitivo deve realizzarsi per problemi: partire da un problema generale e svilupparlo in diversi ambiti disciplinari. L’approccio multidimensionale è indispensabile per rendere tutti responsabili del futuro dell’umanità. Il tecnicismo e la settorialità dei nostri tempi, purtroppo, però, sollevano dalla responsabilità, facendoci concentrare su problemi specifici.
Queste minoranze sono anche alla base delle cellule delle resistenza alla dittatura straniera protagoniste della space opera Il ritmo delle stelle.
L'Apocalisse non è certa, e con Morin io spero che la sensibilizzazione porti gli uomini del futuro a realizzare i propri sogni senza arrivare all'autodistruzione.

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