domenica 25 dicembre 2016

Il processo di revisione


Una volta arrivati al finale del nostro romanzo, è opportuno distaccarcene per un po' di tempo, per tornarci sopra con calma, a mente fredda, proprio come abbiamo fatto all'inizio con la scaletta.

Questo passaggio è necessario per non sentirci troppo coinvolti da quanto abbiamo steso con passione ed emozione, in modo da valutare oggettivamente cosa ancora non va.

Dopo il 'taglia e cuci', la revisione è il processo che ripulirà definitivamente il vostro testo e che vi aiuterà a proporlo al meglio. Non si tratta solo di visionare l'impaginazione, correggere gli errori di battitura (o refusi) oppure gli errori grammaticali che per distrazione ci sono sfuggiti, ma anche di rivedere l'opera nel suo insieme: se tutto quadra nella struttura, se non sono rimaste incongruenze o inverosimiglianze, se le sezioni sono omogenee ed equilibrate, se l'impianto è coerente, se c'è ancora qualcosa di eccessivo da tagliare o limare, o se non ci sembra il caso di aggiungere addirittura qualche frase per rendere più chiari alcuni passaggi confusi.

Un tempo si consigliava di revisionare su carta, perché lo schermo del computer spesso fa cadere in errore la percezione visiva, ma è sempre bene ripassare al pc tramite correttore e procedere semmai in seguito con le anteprime per ebook; disponibili in varie dimensioni, possono essere sfruttate per rileggere ogni volta il testo a grandezza differente, e scovare errori che ci erano sfuggiti a causa di una diversa impostazione dei paragrafi.

Ci sono anche altri piccoli accorgimenti da tenere di conto, come l'utilizzo del corsivo, delle parole straniere, di quelle da evidenziare o di grafie particolari per prefissi, composti e abbreviazioni, per esempio; è sempre bene utilizzare la stessa scelta dall'inizio alle fine del testo ogni volta che ci ritroviamo davanti al medesimo espediente o vocabolo.

Ovvio che tutto ciò che è in eccesso debba essere sempre sfoltito il più possibile, a partire da avverbi e aggettivi inutili, soprattutto i possessivi, se già è chiaro a chi sono riferiti i sostantivi. Insomma, mai usare cinque parole se se ne possono usare tre. Però fate attenzione a chi vi propina la solita solfa sugli avverbi in '-mente': sì, sono perlopiù inutili e sostituibili con verbi più forti e adeguati, ma spesso indispensabili per non commettere errori di punto di vista (vedi vocaboli quali "chiaramente" o "visibilmente" riferiti a personaggi nella cui testa al momento non siamo).

Stesso discorso per paragrafi prolissi o descrizioni/riflessioni/spiegazioni di cui possiamo benissimo fare a meno; ma le frasi si possono anche girare e modificare in modo che la scrittura appaia più scorrevole e meno ingarbugliata.

Di revisione in revisione, troverete il vostro testo sempre più 'pulito', la lettura risulterà più fluida, e sarà più semplice scovare anche sfumature insidiose come le ripetizioni, in modo da sostituirle con dei sinonimi (evitate quelli troppo pomposi o sorpassati). Tra una fase di decantazione e un'altra, inoltre, imparerete a rivedere il testo come se fosse stato scritto da qualcun altro e di conseguenza a essere meno di manica larga con voi stessi.

A questo punto saranno la vostra preparazione e la vostra pignoleria a indicarvi il momento in cui non ci sarà più nulla da correggere. Prima o poi bisogna avere il coraggio di staccarsi dal libro e di cominciare a farlo viaggiare con le proprie gambe.


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