lunedì 26 dicembre 2016

Titolo, quarta e slogan


Pensavamo di essere arrivati alla parola "fine" del nostro romanzo, e invece, al di là della progettazione di una copertina azzeccata, ci rimangono gli "scritti" più importanti, ovvero quelli che dovranno attirare l'attenzione del pubblico.

Il titolo di un romanzo deve far capire al lettore il genere e di cosa parlerà la storia sfruttando meno parole delle dita di una mano. Un po' di più potremmo usarne per lo slogan, che dovrà racchiudere quello che per noi è il messaggio, l'intero significato del libro, il primo motore che ci fa comunicare quanto vogliamo.

La quarta (o sinossi, come la chiamano gli store, ma la 'sinossi' sarebbe in verità la trama completa da presentare agli editori) deve essere comunque il più sintetica possibile e raccontare a grandi linee la trama, con l'occhio puntato alla curiosità del lettore.

In quest'ultima non dovranno mancare parole a effetto che suscitino da subito emozioni universali, ma è bene puntare più che altro sulle immagini, scene e azioni che già 'si vedono', senza perdersi in riflessioni o men che mai suggestioni filosofiche che niente hanno a che vedere con un intreccio da narrare.

Una buona scelta in questo senso nulla aggiunge e nulla toglie a un'opera che magari di per sé è già buona, ma qui non stiamo parlando più di tecniche di scrittura vere e proprie, bensì di marketing, perché la vostra presentazione sarà lo strumento principale da cui dovrete far partire la promozione dei comunicati social e blog.

Se qualcosa a un lettore non piace a partire da questi dettagli, difficilmente passerà al livello successivo, ovvero leggere l'intero lavoro.

Si dice che un titolo breve, composto per esempio da una sola parola, attiri di più l'attenzione dei lettori, perché rimane più impresso; ma in molti ormai hanno sfruttato quest'opzione, e la scelta risulta limitata, per non parlare del fatto che abbiamo meno combinazioni a disposizione per trasmettere genere e trama in un colpo solo (Il ritmo delle stelle per me poteva suggerire sia il tema della musica sia l'ambientazione spaziale e futuristica, mentre Kabaa delle caverne il fatto che non avrei parlato di uomini del Rinascimento, per intendersi). Un titolo lungo può di conseguenza risultare più suggestivo di un titolo composto da due parole, se i vocaboli scelti centrano al meglio il nostro soggetto o sono particolarmente evocativi di una determinata atmosfera.

La qualità di un'opera, ripeto, è indipendente dalla scelta del titolo, ma è importante non dimenticare di curare al meglio il nostro biglietto da visita. Spesso, purtroppo o per fortuna, tutto dipende da questi dettagli all'apparenza insignificanti.

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