martedì 29 novembre 2016

Dopo la cellula di Venter


Da quando nel 2010 Craig Venter e la sua squadra di ricercatori hanno costruito la prima cellula sintetica è stato tutto un dibattere sulla vita artificiale.
Il genoma sintetizzato è stato inserito in un batterio, al posto del DNA originale, e la cellula è stata in grado di riprodursi e di tramandare il nuovo programma alla "prole."
I batteri sono vita, quindi la vita adesso può essere creata anche in laboratorio.
In futuro potremmo pertanto avere batteri che compiono qualsiasi azione, dal guarire una malattia al produrre alimenti "replicati."
Tutto questo ovviamente ha scatenato le solite polemiche etico-religiose, che tuttavia lasciano il tempo che trovano (vedi anche il post Per un futuro soprannaturale), anche perché non ci sono dibattiti che reggano gli interessi economici derivanti dall'eventuale perfezionamento di queste tecniche. Se i preti pensano al potere e gli scienziati alla concorrenza, i politici al comando penseranno di sicuro ai soldi.
Perché vedere questi scienziati come i cattivi senza scrupoli dei romanzi di fantascienza se la tecnologia a ben vedere ha sempre portato nuove risorse a costi più bassi per tutti?
Certo, siamo ancora lontani dall'avere delle creature senzienti, ma pensare di abortire sin da adesso non è poi così religioso.

sabato 26 novembre 2016

Saliamo sulla scaletta


Come ho consigliato nel post Acciuffare un'idea, è bene non ascoltare chi dichiara che la scaletta è inutile. Prima di procedere alla stesura di un romanzo, soprattutto se di grandi dimensioni, è bene avere chiaro in mente dove vogliamo andare a parare e fissare perlomeno i punti chiave dello svolgimento della vicenda. Tutto questo eviterà i famigerati blocchi, nonché incongruenze o mancanza di equilibrio da dover correggere pesantemente in fase di revisione. Dimenticate anche chi vi dice che la scaletta genera freddezza. Dove sarebbe la connessione? Le emozioni e le caratterizzazioni psicologiche si gestiscono indipendentemente dalle sezioni prefissate e tutto sta nella bravura dell'autore che, se non è preparato, si tirerà la zappa sui piedi da solo. Provate a chiedere a chi lamenta il blocco dello scrittore se ha preparato una scaletta: vi risponderà di sicuro con qualche scusa correlata agli argomenti suddetti, perché o non è capace di programmare un lavoro o è uno scolaro svogliato che pretende tutto e subito.

Dunque, avevamo lasciato la nostra idea a decantare e ci eravamo posti delle domande sugli eventuali sviluppi e il retroterra dei personaggi. Nel frattempo, hanno cominciato a pararsi davanti ai nostri occhi delle scene, delle situazioni, e sarà meglio iniziare a disporle in ordine cronologico, per capire non solo da dove partire con la prima parola e dove vogliamo andare a finire, ma anche in che modo alternare le prospettive dei personaggi e le ambientazioni.

L'organizzazione del materiale è indispensabile nel momento in cui ci si accorge che qualcosa non funziona; se questo dovesse succedere, saremmo costretti a stravolgere alcuni aspetti a cui avevamo pensato e a dover addirittura riscrivere alcune parti da capo, così come a gettarne delle altre. A meno che non abbiate la fortuna di non dover lavorare e siate serviti e riveriti in tutto e per tutto nella vita quotidiana, sapete che il tempo è prezioso, e non possiamo permetterci di perderlo in questo modo.

Non si tratta di segnare ogni paragrafo punto per punto, ma di tracciare un percorso generale, un'ossatura, un'impalcatura che possa aiutarvi nella stesura. Certo, anche questo può cambiare in corso d'opera, ma se ogni cosa è in ordine, vedrete che lo sviluppo risulterà meno complicato. Le scene che vi sono apparse davanti agli occhi andranno inserite nei punti giusti, facendo bene attenzione all'importanza all'interno dell'intreccio. Queste funzioni vi impediranno di aggiungere lunghe e inutili sezioni che niente apportano allo svolgimento, e che di conseguenza potrebbero annoiare il lettore. A seconda dell'idea, poi, ci saranno particolari che non potrete rivelare subito (come i flashback o i colpi di scena), né altri che potrete far arrivare troppo in ritardo, in modo da coinvolgere subito. Un lavoro, insomma, che eliminerà ogni distrazione in fase di scrittura, soprattutto in merito a quanto dovrebbe succedere.

Su come costruirla (a mano, al pc, etc.) avete ovviamente libera scelta, così come sul prepararla in ordine cronologico esatto o in riferimento agli sbalzi temporali precisi che vorrete ricreare.

Con la scaletta davanti, però, avrete certo più chiaro quanti sono ancora i dettagli che vi occorrono riguardo, per esempio, la documentazione, oppure la caratterizzazione dei personaggi, ma di questo parleremo al prossimo appuntamento.


giovedì 24 novembre 2016

Per un futuro soprannaturale


I saggi di Stephen Hawking "Dal Big Bang ai buchi neri" e "La grande storia del tempo" hanno riscosso successo anche da parte del grande pubblico perché sono accessibili pure per chi è assai digiuno di fisica. Certo, sono presenti alcune sezioni comunque difficili da digerire, ma su una cosa abbiamo messo tutti un punto fermo: la quantistica non è una scienza determinata come quelle con cui abbiamo avuto a che fare finora. Se i nostri sensi pensavano di avere delle certezze, il digitale, il virtuale, con tutti gli oggetti divenuti ormai di uso quotidiano che hanno comportato, le hanno frantumate, in barba al positivismo.
Tutto questo ha cambiato di conseguenza anche il nostro modo di pensare, di guardare il mondo, e quanto c'è di sconosciuto e di inspiegabile ha ripreso la sua importanza. Niente è più scontato. Nell'universo sconfinato potrebbe esserci qualcosa che va al di là delle leggi naturali che conoscevamo, persino fenomeni paranormali indimostrabili che avevamo relegato ormai al Medioevo: le coincidenze e i déjà-vu spiegati da Freud in maniera psicanalitica potrebbero rientrare nella sincronicità di Jung e assumere toni esoterici.
Sogni profetici? Percezioni extrasensoriali? Visioni? Telepatia? Viaggi nel tempo? I morti potrebbero trasformarsi in energia senziente? Non sarà fantascienza?
Eppure, oggi come non mai viviamo in un mondo digitale che in gran parte non è tangibile e che anni fa sarebbe apparso giustappunto fantascienza. Di conseguenza non sembra più tanto incredibile pensare che un giorno tutti questi oggetti innumerevoli con cui abbiamo a che fare quotidianamente diventino sempre più piccoli e unificati da poter essere inseriti direttamente nel nostro cervello e trasformarci in una sorta di cyborg che legge libri e guarda film a occhi chiusi. Oppure questo microchip o cosa sarà potrebbe navigare nei nostri sogni meglio di Freud; farci viaggiare nel tempo, magari collegandosi a un meccanismo di teletrasporto come quello descritto nel racconto Kabaa delle caverne. Se l'uomo imparerà a viaggiare più veloce della luce come i protagonisti del romanzo Il ritmo delle stelle, potrà andare anche all'indietro? Una cabina può essere un tunnel spaziale virtuale che distorce e curva il tempo a nostro piacimento combinandosi con il teletrasporto? Gli studi su particelle e antiparticelle, sulle radiazioni dei buchi neri, potrebbero un giorno essere impiegati su scala macroscopica?
Potremmo continuare a rimuginare in eterno, pensando ai progressi della medicina e alla scoperta dell'acqua di lunga vita delle fiabe tradizionali, o a una creazione che avviene in una maniera totalmente diversa rispetto a quanto sempre accaduto (basta pensare alla cellula artificiale di Venter per non trovare poi così impossibile l'eventualità), con buona pace degli ecclesiastici che vedranno scemare il loro strapotere quanto quello dei positivisti.
La genetica e la medicina, in questo senso, potrebbero però privilegiare solo determinate persone e allora la storia non cambierebbe affatto, a meno che una minoranza non determini un'inversione di tendenza (vedi il post La speranza di Morin), senza contare che ogni nuova scoperta non è mai stata vista subito di buon occhio, e spesso per ragioni errate. Lo stesso Internet era considerato inizialmente come un dittatoriale Grande Fratello e invece è diventato la culla dell'anarchia. Perché, quindi, non dovremmo fantasticare sull'immortalità?

martedì 22 novembre 2016

Valutare la lunghezza


Già all'arrivo dell'idea l'autore dovrebbe avere chiaro in testa quale potrebbe essere l'eventuale sviluppo in senso di lunghezza del testo, se tutto può risolversi nell'arco di poche pagine, all'interno della dimensione di un racconto, o se potremo dilungarci fino all'ampiezza del romanzo.

Non ci sono limiti da dover rispettare quando si pensa di avere in mente qualcosa di buono, ogni storia ha le sue dimensioni; se avete intenzione di partecipare a un premio che richiede un determinato numero di caratteri, non scrivete mai in funzione di quello, ma vedete poi in seguito se la vostra idea ben si accorda a quanto stabilito dal bando.

Le ragioni editoriali impongono scelte che talvolta non si addicono alla creatività degli autori, per cui sarebbe preferibile avere già del materiale nel cassetto da sfruttare all'occorrenza, in modo da non forzare la trama, quando per noi stessi avremmo sviluppato il tutto diversamente.

Costruire una storia tagliando dove non si dovrebbe tagliare o ampliando dove non è necessario la uccide in partenza, trasformandola in coperta rattoppata o brodo allungato, ed è opportuno ragionare nell'ordine di idee che ogni trama ha le sue esigenze.

Il romanzo, per ovvie ragioni, richiede una capacità di organizzazione del materiale e del tempo maggiore rispetto a un racconto, che d'altra parte necessita di una sintesi che non tutti possiedono. In un romanzo occorre tempo per entrare nella logica della storia, per quanto il lettore debba essere catapultato subito all'interno di un'azione, mentre nel racconto dobbiamo essere in grado di dire tutto e subito senza permettere al lettore di allentare l'attenzione.

Nel romanzo ogni scena va preparata, per lasciare che chi legge se la gusti al meglio; in un racconto ci si può permettere di non spezzare mai la tensione, per togliere il fiato al lettore; può essere più frenetico, al contrario del romanzo che ha bisogno di momenti in cui scaliamo la marcia, per variare il ritmo. Un racconto è un fulcro, un romanzo un'architettura.

Il racconto non ha una dignità minore del romanzo, è solo una forma di scrittura diversa, e come tale ha le sue tecniche e le sue esigenze. Certo, in media non è apprezzato quanto il romanzo, e le vendite di racconti o antologie inferiori rispetto a quelle dei romanzi lo dimostrano, ma l'editoria digitale ha ridato vita a tutte quelle lunghezze a metà strada fra il racconto lungo e il romanzo breve che parevano cadute in disuso, anche perché l'ebook permette di sperimentare al di là della carta e delle tirature ogni tipo di 'spazio' che vogliamo.

Di seguito trovate la misurazione standard per distinguere un tipo di testo da un altro.

Racconto breve: fino a 10.000 caratteri spazi inclusi.
Racconto: da 10.000 a 60.000.
Racconto lungo: da 60.000 a 100.000.
Romanzo breve: da 100.000 a 300.000.
Romanzo: oltre 300.000 caratteri spazi inclusi.

Almeno a livello approssimativo, sin dall'inizio dovreste riuscire a collocare la vostra idea di partenza in una di queste definizioni.
Sarà l'idea stessa a suggerirvi la soluzione.

sabato 19 novembre 2016

Editori preistorici


Negli ultimi anni l'editoria italiana ha compiuto vari sforzi per rimanere al passo con i tempi. La crisi e la bassa percentuale di lettori forti - che non fa onore al nostro paese - già non promettevano bene, e il mercato degli ebook invece di rinvigorire il sistema lo ha insozzato di quantità a discapito della qualità; non solo in riferimento al self, ma anche e soprattutto a causa dei suddetti editori che, per cercare di rimettersi in sesto, hanno buttato nel mucchio chiunque pur di riprendere un minimo da ogni tentativo. E non è che in questo modo la situazione potrà mai migliorare...
Si ragiona in maniera troppo 'vecchia', sia in merito ai supporti sia riguardo le strategie di marketing, e si potrebbero scrivere post fiume sull'argomento (vedi anche Il self publishing nel 2016 e l'era degli anticipi a tre o quattro zeri). Vorrei tuttavia concentrarmi su un particolare che ormai sta facendo cascare le braccia a tutti, ovvero la scarsa credibilità.
Ci sono editori, anche grossi, ormai noti ai più per la poca serietà relativa ai pagamenti e la trasparenza dei rendiconti, e ormai persino le adolescenti che si affidano a Wattpad sanno benissimo che è più conveniente Amazon del grosso editore tal dei tali che ti garantisce solo esperienza e visibilità in cambio di una firma su un contratto per allodole.
Se questi stessi editori si inimicano pure i lettori, è finita. Non è verosimile che ogni giorno scoprano il talento del secolo, né che ogni giorno pubblichino autori che hanno venduto milioni di copie (per quanto ne dicano i loro slogan truffaldini). In questa maniera si portano persino i lettori più fiduciosi a non credere a certe strategie.
Se prima potevamo limitarci a mandare a quel paese le loro proposte editoriali o a decidere di non acquistare un libro banale già dalla sinossi, senza arrivare all'incipit sciatto, adesso possiamo passare oltre a partire dalle fascette.
Prima o poi pure i Direttori che mangiano su tutti si ritroveranno intorno terra bruciata e, a furia di inglobarsi l'uno con l'altro, ne rimarrà uno solo: lo store pagliaio in cui sarà sempre più difficile scovare gli aghi.

venerdì 18 novembre 2016

Acciuffare un'idea


L'immagine romantica dello scrittore folgorato all'improvviso da un'idea che riempirà otto tomi è assai meno credibile del disperato che arriva a digitare su Google "Come farsi venire in mente qualcosa." Questo è anche il motivo per cui gli intervistatori, in genere, si sentono in dovere di formulare la banalissima domanda "Come ti è venuta l'idea?"; ed è la ragione per cui l'intervistato comprende a quel punto di avere il diritto di rispondere con storie altrettanto inventate.

La verità è che quasi nessuno ricorda di preciso da dove, come o perché arriva un'idea (a meno che non si tratti di qualcosa di dozzinale o scopiazzato), perché spesso si tratta di una combinazione di input che, se non appuntata all'istante, può perdersi nei meandri della memoria.

L'idea di rado arriva in sogno. Più probabile che vi folgori mentre state guidando o siete a lavoro. Meglio se state ascoltando una canzone o avete appena visto una determinata faccia. L'importante è che troviate il prima possibile il tempo per appuntarvi una breve frase per non perderla di vista, né 'd'orecchio', perché sarà proprio questa frase lasciata lì a riposare a dirvi se a distanza di tempo c'è dentro un soggetto che vale la pena di essere ampliato e sviluppato.

Dello sviluppo parleremo in seguito, perché è bene non perdere di vista neppure il "lasciata lì a riposare." La decantazione dell'idea non è importante solo per capire se la folgorazione ancora ci colpisce a distanza di tempo o meno, ma anche perché iniziare a scrivere di getto porta a blocchi, incongruenze e mancanza di equilibrio e omogeneità. Senza contare che dovremo andare a parlare di personaggi, e se ancora non sono conosciuti a fondo dall'autore stesso è impossibile che il loro background possa coinvolgere un lettore.

Queste facce che vi stanno girando in testa, perché si comportano in un modo? Perché reagiscono in un altro? Cosa ha formato il loro carattere? Cosa c'è dietro quel particolare che volete inserire perché vi sembra originale? Quanto può diventare lunga questa storia? Da quale angolazione la vedrò? In quale maniera l'idea di partenza fungerà da leitmotiv nel corso della narrazione? Quali saranno gli intoppi? E l'ambientazione? E l'eventuale documentazione? Come potrò far entrare i miei attori in scena senza spiegare tutto e subito?

Sono questi gli ampliamenti dell'idea iniziale che dovete continuare ad appuntare prima di pensare a uno sviluppo organico, a una scaletta. Non date retta a chi vi dice che la scaletta genera freddezza, tutto dipende sempre da come il materiale viene gestito. Semmai è il non averla che produce caos e ingenuità.

Insomma, prendetevi tutto il tempo che vi serve per entrare in sintonia con quanto vi sta frullando nella testa, altrimenti sarebbe come intraprendere un viaggio con qualcuno che ancora non conoscete bene e con cui potreste non andare d'accordo.

mercoledì 16 novembre 2016

Ibrido indaco


I dibattiti sulla presunta morte della fantascienza sono diventati ormai ripetitivi, superati, non portano a nulla, e nessuno ha più voglia di immischiarsi in certe questioni. L'ultima frontiera un tempo vagheggiata viene ogni giorno oltrepassata al tg ed è sempre più complicato meravigliarsi per quanto succede all'interno di una storia fantascientifica, dato che immersi in quella stessa fantascienza di una volta oggigiorno viviamo. Ma non accade la stessa cosa un po' in tutti i generi e in tutte le forme d'arte?
Già ho sfiorato l'argomento nei post Emozioni fantascientifiche e La morte del futuro, per cui vi rimando ai link nel caso vogliate approfondirlo, ma una cosa è certa: la commistione è sempre stata importante per la fantascienza e mai come oggi sfocia nel thriller, nell'horror, nello storico o nell'esotico, tanto per citare qualche 'deviazione.' Da fenomeno di nicchia, il genere ha iniziato a indossare maschere da produzione di massa, evitando accuratamente di etichettarsi come fantascienza, in quanto démodé, e quasi nessuno si accorge che la fantascienza è nascosta persino nei thriller di Dan Brown. Per non parlare degli storici; e, sempre in riferimento alla morte di questo futuro, non è un caso se molti autori, da Resnick a Evangelisti, si siano rivolti addirittura al passato (vedi Kabaa delle caverne).
D'altra parte, tutti i media sono invasi dalla fantascienza, in crisi vediamo solo i libri, e si torna al punto di partenza: nella fantascienza così come in tutti i generi. La fantascienza non è morta, è il mercato che si trova in coma.
Il più gettonato è come sempre il romance, e la SciFi ha tentato di ibridarsi con quest'ultimo, ma al di là dei paesi di lingua anglofona, con un mercato più ampio, la commistione non ha preso piede, stavolta per un problema di genere... sessuale, nel senso che la maggior parte degli uomini non legge romance e la maggior parte delle donne non legge fantascienza, per cui il bacino di utenza si restringe.
Ovviamente tutto questo non ha a che vedere con la presunta morte della fantascienza, e aitanti supereroi continueranno a invadere i nostri schermi e teleschermi.

martedì 15 novembre 2016

Gli indici in html


Avete finito di scrivere il vostro libro e state per pubblicarlo su Amazon. La conversione del file in mobi da parte del programma stesso di KDP è anche in grado di far funzionare eventuali link inseriti e di rimandare il lettore alle note; questo però può succedere solo se voi stessi, in precedenza, avete creato con Word i sommari in html.
All'apertura del file, gli stili per titoli e sottotitoli sono visibili in alto a destra. È possibile sia reimpostare quelli veloci con il menù a tendina sia sceglierne di nuovi attraverso il pulsante "cambia stili."
Una volta scelto lo stile, dovrete selezionare il titolo del capitolo e scorrere fino al punto in cui avete intenzione di inserire l'indice. Cliccate dunque su "riferimenti" e inserite il sommario. In seguito vi basterà selezionare i vari capitoli e cliccare su "aggiorna sommario."


Infine, se il vostro libro non sarà cartaceo e non vi interessano i numeri di pagina, ricordate di selezionare solo i collegamenti ipertestuali.



domenica 13 novembre 2016

Le poetike dei robot


Spesso vediamo letterati scandalizzarsi di fronte a linguaggi contemporanei grammaticalmente scorretti, soprattutto quelli legati al mondo dell'adolescenza e delle tecnologie digitali.
Da un punto di vista narrativo è bene scrivere secondo i dettami correnti, siamo d'accordo, a meno che i dialoghi non richiedano caratterizzazioni di questo tipo, ma scagli la prima pietra chi non ha mai abbreviato qualche parola in un messaggio telematico.
Il linguaggio si evolve. Oggi non parliamo più come all'epoca di Dante e persino forme letterarie come i poemi sono cadute in disuso; nel frattempo è stato inventato il romanzo, e tante forme artistiche scompaiono nei secoli e ne compaiono di nuove.
Chi ha ragione? Il futuro sarà dei giovani, non certo degli studiosi della Crusca.
Ma c'è un altro fatto su cui dobbiamo riflettere: la velocità.
Sì, proprio la storia delle abbreviazioni. Non si tratta solo di una vita più frenetica e tecnologica, ma anche di un diverso modo di pensare, di sentire, di vivere, di elaborare i dati nella nostra mente. Un nuovo linguaggio sarà prima o poi necessario, anche perché l'uomo si abituerà a organizzare i concetti in maniera sempre più sintetica (non a caso la lingua più diffusa al mondo è ormai l'inglese); di conseguenza, le parole, nonché le strutture grammaticali, i codici, gli andranno dietro.
Tra l'altro ci saranno sempre nuovi oggetti o concetti astratti a cui dare un nome e altre cose/parole non serviranno più. Chi si scandalizza per un sms in cui è scritto "xké" cosa direbbe di un robot che parla in "matematico"? Per un androide, un'equazione potrebbe essere poesia...

venerdì 4 novembre 2016

La speranza di Morin


Il filosofo e sociologo francese Edgar Morin (Parigi, 1921) ha utilizzato il paradigma della complessità per definire i tratti distintivi dell’essere umano e individuare il fine ultimo dell’esistenza.
Secondo la Teoria della complessità, alcuni fenomeni fisici hanno una prevedibilità ridotta a tempi brevi e incerta, a causa del fatto che non è possibile conoscere tutte le ragioni; nei sistemi aperti infatti subentrano nuove cause mentre il fenomeno è ancora in corso. Nei sistemi complessi, la probabilità prende il posto della predittività.
Il comportamento umano è associabile a un sistema fisico complesso e non è possibile prevedere con certezza il comportamento di un dato individuo in un dato contesto, ma soltanto formulare delle ipotesi. Inoltre possono coesistere elementi contraddittori. La conoscenza umana è sempre incerta, soggetta a errore. Gli uomini vivono in una società globalizzata, dominata dalle stesse logiche, per cui hanno un destino probabile comune.
Le guerre, lo sfruttamento, le prevaricazioni, le politiche economiche non ecosostenibili (tema toccato da Kabaa delle caverne) mettono l’umanità di fronte a una probabile devastazione.
Nel corso della Storia, però, le minoranze hanno spesso determinato inversioni di tendenza, quindi bisogna puntare sull’improbabile salvezza dell’umanità sensibilizzando e responsabilizzando le minoranze.
Il processo deve partire dalle scuole e realizzarsi attraverso un approccio multidimensionale alla conoscenza. Tutte le questioni che caratterizzano l’esistenza umana sono interrelate, quindi lo sono anche le discipline d’insegnamento. Per evitare che vengano mantenute separate in compartimenti stagni, il processo cognitivo deve realizzarsi per problemi: partire da un problema generale e svilupparlo in diversi ambiti disciplinari. L’approccio multidimensionale è indispensabile per rendere tutti responsabili del futuro dell’umanità. Il tecnicismo e la settorialità dei nostri tempi, purtroppo, però, sollevano dalla responsabilità, facendoci concentrare su problemi specifici.
Queste minoranze sono anche alla base delle cellule delle resistenza alla dittatura straniera protagoniste della space opera Il ritmo delle stelle.
L'Apocalisse non è certa, e con Morin io spero che la sensibilizzazione porti gli uomini del futuro a realizzare i propri sogni senza arrivare all'autodistruzione.

giovedì 3 novembre 2016

I recensori 'gasati'


Si parla tanto di recensioni false o faziose, comprate o per amicizia, e ormai per il lettore comune è davvero difficile orientarsi fra le opinioni del web. Ma oggi voglio parlavi di una categoria ben peggiore di quelle sopracitate, perché i commenti ingiustificati per stroncare la concorrenza o le lodi sperticate dei complici si riconoscono bene, e i lettori non sono tutti idioti come qualcuno pensa in riferimento alle stelline sugli store online.
Ci sono i bravi blogger, nel bene o nel male.
Ci sono i cattivi blogger, nel male.
Quelli davvero pericolosi, però, sono i blogger che si atteggiano a esperti perché da grande vogliono fare l'editor.
Il parere di un blog dovrebbe configurarsi in partenza come un giudizio più smaliziato di quello del lettore comune (spesso comunque più chiaro e sincero perché al di fuori di certe dinamiche di settore), ma non tecnico o approfondito come quello di un critico letterario, di un pubblicista o addirittura di un correttore di bozze. Una via di mezzo, insomma, per offrire consigli spassionati parlando come si mangia, per farla breve. Non certo uno sfoggio tecnico per pubblicizzare l'attività di correttore di bozze appena avviata.
Non sempre è così, perché spesso alcuni blogger sono comunque di parte e pompano le amicizie fondandosi sulla reputazione di "quelli che collaborano con l'editore tal dei tali" o "quelli che forniscono determinati servizi editoriali" (ma su quali credenziali?) o "quelli che supportano l'associazione talaltra." Niente di più dannoso, perché i lettori pensano di trovarsi davanti a qualcosa di serio e rischiano di prendere per vere le lodi sperticate relative all'associata Tizia o i peli nell'uovo trovati nella concorrenza di Sempronio. Spesso sono tuttavia in buona fede, ma vogliono a tutti i costi dimostrare di aver studiato un po', per cui si lanciano in valutazioni critiche da curatore di collana editoriale, dimostrando però di avere le idee poco chiare, se nella massa dei titoli da stroncare hanno scelto proprio quello che non ha problemi e nel gruppo delle amicizie da spingere chi già si sa che non è un granché. Per cui assistiamo spesso ad assegnazioni di 2 o 3 stelle a libri ottimi in cui chi ha scritto la recensione, in una determinata frase, avrebbe spostato la virgola leggermente più in là, mentre libri da riscrivere da capo ne ottengono 5 perché l'autore (o autrice) ha già pubblicato con un determinato editore, quindi non è possibile che scriva male, e se lo si è avvertito non è un problema dell'autore ma del 'recensore' che teme di non aver compreso la grandezza dello stile narrativo. Si capisce che in questi casi si scrivono recensioni per imparare e farsi le ossa. Il punto è che talvolta ci si fanno sulla pelle di chi lavora meglio di noi (eh sì, perché il bacino di utenza si allarga nel momento in cui i blog riportano i pareri sugli store online).
Poi la colpa ovviamente è degli autori italiani che non sono umili e non accettano critiche 'costruttive', mentre gli stranieri sì (lo sanno perché i loro blog sono frequentati in massa da famosissimi autori stranieri?). Certo, ci sono anche i 'geni incompresi' che hanno attacchi isterici se ricevono recensioni a 4 stelle invece che a 5, così come sgrammaticati totali convinti di aver inventato un nuovo immaginifico stile, ma basta dare un'occhiata agli scritti in questione per farsene un'idea da soli.
Soluzioni non ce ne sono. Gli autori devono ingoiare il rospo e i lettori dovranno sempre più imparare a orientarsi da soli grazie agli estratti gratuiti dell'editoria digitale (vedi anche il post Il self publishing nel 2016). Di questo sono i Lit-blog che dovranno farsi una ragione.

mercoledì 2 novembre 2016

La morte del futuro


Nel post dedicato alle emozioni nella fantascienza ho accennato rapidamente in chiusura alle probabili cause del declino del genere, che vorrei oggi approfondire partendo proprio da quel presupposto.
La fantascienza ha già detto tutto? Da scoprire è rimasto poco? Meglio ripiegare sul fantasy o il paranormal, tanto questa trovata o quest'altra saranno per sempre impossibili?
Ho aggiunto che abbiamo anche imparato che ogni conoscenza può essere rivista, grazie agli studi sulla quantistica, per cui l'ignoto potrà acquisire in ogni tempo il senso del meraviglioso, ma il problema sussiste, e il fatto che chiunque ormai utilizzi il termine come sinonimo di assurdo, in maniera spesso addirittura denigratoria, lo dimostra.
C'è un altro fattore, però, ed è la crisi contemporanea, che ci sta obbligando a vivere nel presente con il terrore per un futuro incerto. Non solo è difficile immaginare il futuro perché ci sembra ormai che già esista tutto quanto era stato profetizzato dalla fantascienza classica, ma anche perché è difficoltoso da un punto di vista emozionale. Ed eccoci di nuovo a bomba rispetto al post precedente: l'emozione nella sci-fi va bene, ma giusto se ci svaghiamo con qualche effetto meraviglioso da supereroe cinematografico.
Molte persone non pensano all'avvenire perché vivono il presente, insicuri sull'esistenza stessa di questo avvenire. Il futuro non è più una speranza come categoria, figurarsi l'immaginare nuove frontiere.
Il presente ci riempie dentro e fuori.
E allora perché non farci svagare da autori che questo futuro di speranza riescono a immaginarlo ancora?

martedì 1 novembre 2016

Le recensioni comprate


Nel web ancora qualcuno si sorprende nello scoprire che esistono recensioni comprate, e se ne parla in genere in riferimento al self.
Ma fermatevi un attimo a pensare: secondo voi, il primo a escogitare questa furbata è stato un self sciocchino che non vendeva un accidente?
Le grosse ce hanno da anni addetti a queste operazioni, però, quando si prova a dirlo, al contrario del primo caso, non ci crede nessuno e si chiude il discorso. Perché? Facciamoci un’altra domanda: perché mai un self dovrebbe investire quel poco che guadagna in qualcuno che gli recensisce i prodotti, se tanto ci andrà in pari o addirittura in rosso? C’è una sola risposta: vuole farsi notare da una casa editrice. Adesso fate due più due: se la casa editrice arruola questi intelligentissimi autori pronti ad andare in pari per la visibilità e investe in ‘promo’, è più che probabile che la retribuzione vada a farsi friggere, non credete?